Appuntamento a Cella Monte (AL) 14 maggio

Il “giardino svelato” è stato invitato ad una interessante manifestazione che si terrà domenica 14 maggio a Cella Monte in provincia di Alessandria. Se verrete avremo occasione di conoscerci personalmente, di chiacchierare di rose, giardini e passioni e soprattutto di scambiarci esperienze.

Interverranno: Laura Caratti, Eddi Volpato, Teresa Luciano, Maddalena Piccinini e Filippo Guglielmo accompagnati da ‘Maddie‘, che è una grande appassionata di rose, molto conosciuta nel forum Compagnia del giardinaggio, organizzatrice impeccabile e inarrestabile…

5 buoni motivi per venire a Cella Monte

  • Alle 15,30 incontro con gli autori de “Il giardino svelato”
    Palazzo Volta in p.za Vallino  INGRESSO LIBERO
    Storie di giardini grandi e piccoli, roseti e collezioni, terrazzi all’ottavo piano, oasi metropolitane. Il racconto di chi ha realizzato un giardino con le proprie mani e vuole condividere il suo percorso fatto di studio, sogni, sperimentazione, letture e preziosa comunione di esperienze.
    Sarà un momento per parlare di giardinaggio e di libri.
    Per immaginare di poter realizzare un giardino diverso, normale e allo stesso tempo straordinario, alla portata di tutti: di chi è proprietario di un terrazzo, o di chi ha un piccolo giardino, oppure di chi invece ha un grande appezzamento di terreno.

  • Porta con te una rosa…
    Chi lo vorrà potrà portare una rosa e raccontarla. Sottolineare le caratteristiche che la rendono unica, spiegare com’è inserita in giardino, pregi, difetti e consigli.
    Le rose hanno sempre bellissime storie da raccontare legate ai ricordi delle persone che le hanno piantate o ai luoghi dove le abbiamo scoperte. Ma emozionano anche con il colore, il profumo, la forma e anche la loro “biografia ufficiale” è spesso affascinante. Siamo curiosi di ascoltare le vostre esperienze e ovviamente anche noi vi parleremo di quelle che per noi sono “rose speciali”.

  • Rose-gallery. allestiremo una ricca esposizione di rose recise raccolte nei nostri giardini, tutte “cartellinate” si potranno guardare, riconoscere, annusare, apprezzare.
    A colpo d’occhio potrete capire quali rose vi piacciono di più, fare paragoni e chissà… forse scoprire qualche varietà che non conoscete o che non avete mai preso in considerazione.

  • Il nostro incontro avverrà nell’ambito della 13° edizione della manifestazione “Le colline sono in fiore”. Cella Monte è il borgo monferrino più volte premiato con quattro fiori nel concorso nazionale “Comuni Fioriti” e medaglia d’argento, nonchè vincitore di un premio speciale, nel concorso internazionale Entente Florale.
    Avremmo l’occasione di apprezzare i colorati allestimenti floreali che abbelliranno le vie del borgo.

 

ph. https://ecomuseopietracantoni.org
  • Cella Monte fa parte dei comuni dichiarati nel 2014 patrimonio Unesco in quanto ospita nel suo sottosuolo numerosi infernot. Queste specole vinarie, scavate nella pietra da cantone, in occasione della manifestazione di domenica 14 maggio saranno aperte e visitabili.

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Cordoli intrecciati: un gioco da ragazzi

Laura Caratti –

Che fare in questi noiosi weekend invernali? In attesa della primavera ho trovato un divertente passatempo per le mie mani che già cominciano a prudere. E’ troppo presto per seminare, troppo presto per potare… troppo presto per far tutto, ma mi è tornato alla memoria il consiglio di alcuni amici appassionati di giardinaggio.
Mi avevano raccontato che è facilissimo costruire mini-steccati utilizzando i resti di potatura, così ho provato anch’io usando rametti di salice e cornus raccolti durante le mie passeggiate al fiume. E’ il momento ideale per farlo perché adesso sono privi di foglie.

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Il bello di questo “gioco” è che riesce sempre. Non è necessario essere precisi e metodici: in poco tempo si ottengono risultati che, pur non essendo perfetti, danno grande soddisfazione e portano una ventata d’aria nuova in giardino.

La tecnica è facilissima perché la struttura si costruisce direttamente sul terreno. E’ sufficiente piantare una fila di paletti a una distanza di 20-30 cm l’uno dall’altro. Mi sono aiutata con un martello e ho utilizzato soprattutto paletti di bambù perché sono rigidi e si deteriorano lentamente malgrado il contatto con la terra.
Poi comincia il lavoro divertente: l’intreccio, sono consigliati i rametti di nocciolo, salice, cornus, ma vanno bene anche altri alberi o arbusti decidui, purché siano ancora verdi, elastici e non si spezzino facilmente.

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Devo ammettere che in giardino ho degli aiuti… qui c’è mia nipote che si è divertita un sacco con gli intrecci.

I cordoli creati in questo modo sono utili per delineare qualsiasi forma di aiuola, servono come arredo e contribuiscono a dare struttura al giardino anche nei mesi invernali. Sono molto adatti ai giardini informali perché contribuiscono a creare un’atmosfera un po’ country.

Nel mio caso avranno anche la funzione di sostenere piante che tendono a ricadere sul sentiero o che si afflosciano dopo gli acquazzoni. I cordoli serviranno anche da protezione: parenti e amici quando vengono a trovarmi sono spesso accompagnati dai loro quadrupedi e io stessa possiedo due cagnoline che hanno bisogno di essere guidate nei percorsi in giardino e nell’orto.

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Le foto invernali che ho proposto sono un po’ spente… ma già immagino nuove composizioni per ravvivare i mesi freddi, noi appassionati non ci fermiamo mai!
Guardate questa fotografia scattata durante l’edizione autunnale di Masino: Actaea racemosa, Tricyrtis, Aster, Persicaria filiformis alba, Rabdosia longituba e in primo piano una Nerina rosa.

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fotografata presso lo stand de lL PECCATO VEGETALE.

Invece qui c’è la mia aiuola, come la immagino nell’autunno 2017. Vorrei dare più spazio a sedum, piccole graminacee e perenni che mantengono capsule di semi decorative.Laura Caratti disegno intrecci in giardino il giardino svelato

Nell’orto invece sistemerò un tutore per fagioli come quello che avevo costruito qualche anno fa. insalata-intrecci-p1220309
So che pinterest offre immagini e suggestioni accattivanti e a volte geniali, ma quel che vi ho mostrato è “farina del mio sacco”, si tratta di piccoli lavori semplicissimi da eseguire.
Se invece siete molto bravi e avete parecchio materiale a disposizione potrete scatenarvi… a titolo di esempio inserisco alcune immagini trovate in rete.

Buon lavoro
Laura


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Epimedium, la magia dei folletti del bosco

Laura Caratti – Agli epimedium prima o poi ci si arriva… è solo questione di tempo, fa parte dell’iter di ogni appassionato di giardinaggio: all’inizio ci piacciono le stagionali che danno una botta di vita e di allegria al giardino in costruzione, poi restiamo incantati dalle piante che amano il sole e che ci emozionano con strepitose fioriture, ma quando il giardino è maturo si comincia ad apprezzare l’ombra, le foglie, i fiori minuti e soprattutto le piante che non ci abbandonano, che non richiedono troppe cure e che riescono a competere con quelle più prepotenti.

Questo è l’Epimedium ‘Spine Tingler‘, in compagnia di un’heuchera verde acido di cui ho perso il nome.

Ed è proprio all’ombra che si incontrano gli epimedium. Non si può rimanere indifferenti se si osservano le foglie che hanno colori e forme così particolari e spesso si mantengono sulla pianta anche in autunno-inverno colorando le zone ombrose.
Ma saranno soprattutto i folletti a catturaci: i fiori sono aerei e a volte hanno una forma curiosa perché i loro speroni ricordano il cappello di un giullare.

ancora l’Epimedium ‘Spine Tingler‘, in questa foto si notano le foglie giovani rossastre che con il passare del tempo vireranno al verde.

Appartengono alla famiglia delle Berberidaceae e sono piccole perenni rizomatose che non temono il gelo, molto adatte a tappezzare zone in ombra anche completa, raggiungono un’altezza di 20-45 cm a seconda delle varietà.

Epimedium Spine Tingler

Collocati sotto piante o in mezzo ad arbusti manterranno umido il terreno a tutto vantaggio di questi. Le foglie sembrano quasi di carta e sono portate da fustini più sottili delle zampe di un pettirosso.
La loro coltura non esige alcuna attenzione. Una volta impiantati crescono senza dare problemi, allargandosi da se e formando una fitta vegetazione che impedisce la crescita delle erbacce.

tratto dalla Garzantina (Enciclopedia dei fiori e del giardino) di Ippolito Pizzetti.

Epimedium versicolor sulphureum, questa è una pianta giovane, inserita in autunno. Sempreverde, alto circa 30 cm, con fiori giallo pallido e foglie giovani tinte di rosso.

Non tutte le varietà hanno fiori speronati, in parecchi casi i fiori sono meno appariscenti ma l’interesse è dato invece dalle foglie che possono essere persistenti e assumere colorazioni particolari.

Questo epimedium arancio, mi è stato regalato, quasi sicuramente è Orange Kônigin. Fiorisce anche se è completamente in ombra e le sue foglie arrivano a circa 30 cm di altezza. Qui in compagnia di una piccola felce spontanea Asplenium trichomanes.
Primo piano dell’epimedium della foto precedente.

Si tratta di fiori minuscoli… che si devono guardare e fotografare con pazienza, ma sono incantevoli.

Le foglie degli epimedium sono sempre attraenti, qui in compagnia di una Persicaria microcephala ‘Purple Fantasy’.
In questa foto il magnifico epimedium ‘Amber Queen’, sullo sfondo Dicentra Alba
ancora ‘Amber Queen’ prima dell’esplosione… notate la quantità di boccioli.

L’epimedium che già nel secolo scorso compariva nell’Enciclopedia dei fiori e del giardino non è ancora riuscito a diventare una pianta popolare qui da noi. Per acquistarli bisogna rivolgersi a vivaisti di qualità.
Finora ne ho individuati tre nel nord Italia che offrono una discreta scelta: Priola, Un quadrato in giardino e il Vivaio Baradel.

Le foto che ho inserito sono state scattate nel mio giardino ma gli epimedium possono fare molto di più e per capirli meglio sono andata a Villa Taranto dove sono stati usati in dosi massicce come tappezzanti.
Nella prossima puntata pubblicherò qualche foto, insieme a una ‘scheda tecnica‘ riveduta e corretta in base a ciò che sto imparando sugli epimedium.

…………..

  • Se vi interessa acquistare “la garzantina” Enciclopedia dei fiori e del giardino di Ippolito Pizzetti, due copie sono messe in vendita nel nostro MERCATINO. (A02-B48). Quasi 1000 pagine utilissime, insostituibili, un libro che per gli appassionati italiani è (giustamente) la Bibbia.
    Le copie in vendita sono “usate” ma in condizioni perfette. Una è mia, ma in realtà è quella di mia mamma che tratta i libri con grande cura.
  • Un buon motivo per andare su Facebook… c’è un gruppo che si chiama “Epimedium” dove si vedono foto stupende, se avete voglia di indagare ecco il link:  EPIMEDIUM
    (credo si possa accedere anche se non si è iscritti a FB)

ps. se avete consigli, piste da seguire… per favore scrivete nei commenti oppure nella sezione “CONTATTACI“, sono curiosa di scoprire tutto sugli epimedium, che in questo momento sono i miei preferiti.
Alla prossima puntata…

Laura

Spiraea prunifolia, una bianca fontana spumeggiante

Laura Caratti – La spiraea prunifolia un arbusto deciduo che nel mio giardino ha raggiunto un’altezza di circa 2,5 metri e, soprattutto in primavera, costituisce il punto focale del sentiero che conduce al mini-laboratorio. In questo articolo vi racconto come la coltivo e qualche piccolo trucco imparato in questi 10 anni di convivenza con lei.

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Spiraea prunifolia ‘Plena’, da questa foto è possibile dedurre il portamento e le dimensioni.

 

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La foto in alto mette in rilievo la bellezza dei rami arcuati che a fine marzo/inizio aprile si ricoprono di fitti fiorellini bianchi. Le foglie sono piccole, ovate, lucide di un bel verde brillante, spunteranno quando la fioritura è quasi ultimata.

 

Particolare dei fiori. Queste micro-roselline  che virano leggermente al verde, si mantengono sulla pianta per circa una ventina di giorni. Segue un breve periodo (una settimana circa) in cui l’arbusto diventa bruttino: i fiori appassiscono ma non cadono immediatamente e il mio esemplare si ricopre di piccoli afidi verdi.
Con il tempo ho capito che sono abbastanza innocui e non è il caso di preoccuparsi, scompariranno nel giro di qualche settimana e in fondo hanno un’utilità: nutrono la prima generazione di coccinelle che accorrono in gran numero. Trovano nella spirea l’ambiente ideale per banchetti e incontri più o meno romantici…

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Come la poto? In realtà non si tratta di una vera e propria potatura è piuttosto una ripulitura: a fine aprile, quando l’arbusto è ormai sfiorito elimino alla base i rami che sono deboli oppure quelli che non si sono sviluppati bene, quelli troppo vecchi (si riconoscono dal colore), quelli che hanno brutte ramificazioni. Se necessario intervengo anche in autunno in modo da preparare la pianta per la primavera successiva.

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La forma che voglio ottenere è quella di una “fontana alta“, preferisco tenere spoglia la base dell’arbusto per sfruttare lo spazio sottostante. La spirea crea un’ombra leggera che permette di coltivare con successo epimedium, felci, primule, hellebori, thalictrum, geranium e molte altre erbacee che gradiscono la mezz’ombra o l’ombra. Sto cercando di impostare allo stesso modo anche una Deutzia gracilis e una Lonicera fragrantissima.

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In quest’ultima foto invece è possibile apprezzare il cromatismo autunnale di questo arbusto generoso: le foglioline si colorano di giallo/bronzo e la spirea torna ad essere il punto focale del sentiero.
E’ una pianta facile da reperire ed è messa in vendita a prezzi molto contenuti. Nel paese in cui vivo ce ne sono parecchie nei giardini e anche negli orti, probabilmente sono tutte imparentate… io l’ho ricevuta in regalo dalla mia vicina quando sono venuta ad abitare qui, un sorta di benvenuto che ho molto gradito.

…………………..

Un’ultimo consiglio: se vi volete orientare fra gli arbusti ma non sapete bene che sviluppo avranno, il periodo di fioritura, il colore… e volete avere visivamente un’idea del loro portamento (si capisce da quelle icone con base e altezza), c’è un prezioso librone:
La grande enciclopedia delle piante e dei fiori da giardino di Christopher Brickell – Mondadori

E’ utilissimo per vari motivi e io non lo venderò mai perché è il volume che uso di più in assoluto e trovo sempre ciò che mi serve (anche alberi, graminacee, erbacee, felci, rampicanti, ecc.), ma c’è un’amica che ha deciso di disfarsene, deve fare spazio per i nipotini…
Se vi interessa potete trovarlo nel nostro mercatino (è la prima voce). Come tutti i libri di Daniela è in perfette condizioni.

IL LIBRO E’ GIA’ STATO PRENOTATO e purtroppo ne abbiamo una copia sola.

 

 

Festa della birra per lumache – informazioni tecniche

Laura Caratti – Mal comune mezzo gaudio… lo strepitoso successo ottenuto dall’ultimo articolo mi conforta perché significa che non sono l’unica ad avere seri problemi con i gasteropodi…

Però alcuni amici mi hanno chiesto ulteriori spiegazioni sul metodo della birra illustrato qui, che pensavo fosse più conosciuto e praticato.

In questo periodo (marzo-aprile) catturo soprattutto le limacce piccole che sono pericolose perché agiscono in gruppo e si cibano soprattutto di piante neonate. Il guaio è che non si riesce raccogliere manualmente queste micro-pesti.

Mini-limaccia su foglie di crocus. La sua lunghezza è circa 1 cm, malgrado le dimensioni ridotte riesce fare grandi danni soprattutto quando si scatena su plantule nate da seme.

Nella birra le limacce affogano.
Questo non l’avevo chiarito bene in precedenza, forse è una morte felice, dolce… non lo so, ma in certi casi divento spietata, soprattutto quando controllo i semenzai e vedo i disastri che mi combinano.

A proposito di contenitori: le coppette che si usano per preparare la crème brûlée a mio parere sono l’ideale perché hanno pareti verticali e bordi arrotondati, ma funzionano bene anche altri recipienti purché non siano troppo alti.

Qui c’è il kit completo per la festa della birra, in stile shabby ick!… che le lumache ubriacone gradiranno senza alcun dubbio.

In questo post ho dato indicazioni precise ma non prendetele alla lettera, se volete dare la caccia al famoso lumacone gigante Limax maximus che raggiunge i 20 cm di lunghezza chiaramente che le misure indicate non possono funzionare.
Comunque, dobbiamo ammetterlo, noi giardinieri siamo tutti un po’ matti… ma in fondo è solo un gioco

Care lumache, vi facciamo la festa

… DELLA BIRRA!

(Laura Caratti)
Ogni giardiniere ha un chiodo fisso: distruggerle, allontanarle, stanarle. E ogni giardiniere ha messo a punto una serie di sistemi per proteggere semenzai, insalatine, hoste, iris, campanule… In questo post vi racconto i miei metodi e seguendo le migliori tradizioni del “Giardino Svelato“, scriverò solo ciò che ho provato in prima persona e che a mio avviso funziona davvero.

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Le chiocciole tutto sommato sono carine e mi spiace un po’ sterminarle perciò ricorro alla deportazione. Si raccolgono facilmente e con un’ora di lavoro riesco a ottenere risultati di gran lunga superiori a ciò che farebbe la metaldeide. Gli effetti sono sicuri e non lascia tracce, le chiocciole catturate andranno a pascolare lontano dal mio giardino.

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Chiocciole pronte per la deportazione, così Marisa si fa una passeggiata…

In autunno cerco i nidi. Le lumache prediligono i terreni pesanti e umidi e si nascondono nelle fenditure delle zolle, sotto pietre o vasi ed proprio lì che depongono le uova. Non è difficile scovarle… è un po’ come cercare i funghi, i posti sono sempre i soliti e con un la pratica si impara a riconoscerli.

Uova di chiocciola nascoste sotto un vaso

Ma i gasteropodi più pericolosi e letali a mio avviso sono le micro-limacce che si vedono proprio in questo periodo (marzo-aprile). Si cibano delle giovani piante, fanno stragi nei semenzai, è impossibile raccoglierle manualmente e la lumachina non serve proprio a nulla in questi casi.
Ed è qui che entra in gioco la birra. Io ho perfezionato il famoso metodo che, con qualche accorgimento, mi dà ottimi risultati.

  • Le lumache apprezzano tutte le birre ma ho notato che preferiscono quelle dolciastre, le “doppio malto” che però sono più costose.  Per le limacce ovviamente compro la birra più economica che trovo sul mercato (1 euro al litro) ma per renderla più appetibile e per aumentare la gradazione alcolica aggiungo un pizzico di zucchero. Fate la prova e vedrete i risultati!
    In pratica le limacce catturate sono il doppio se non il triplo rispetto a quelle attirate dalla birra normale.
La festa della birra
  • Contenitori: uso preferibilmente vasetti di vetro o ceramica perché sono più stabili e perché la plastica invecchia male in giardino, ne uso il meno possibile.
    Nella foto si vedono due portacandele, ma utilizzo anche barattoli bassi, coppette.
    Non è necessario interrare le trappole come in genere viene consigliato, per agevolare l’ingresso si possono usare contenitori con bordi arrotondati ma solitamente le lumache scavalcano senza problemi. Ho constatato che sono capaci di acrobazie inimmaginabili, grazie al loro muco denso e appiccicoso raggiungono i semenzai anche quando si trovano a un metro e mezzo d’altezza. Percorrere 3-4 cm in verticale è una passeggiata, soprattutto se in palio c’è un premio appetitoso.
  • Coperchi: utilizzo i coperchi dei latticini, basta forarli con un grosso ago e infilare uno spiedino di legno. Il coperchio è necessario per evitare l’annacquamento durante le giornate piovose, proprio quando le lumache sono più attive e voraci.
  • Ogni 2-3 giorni sostituisco la birra, soprattutto se ci sono state molte catture. Il brodino di limaccia putrefatta emana un fetore che è meglio evitare… inoltre l’esca perde di efficacia. A mio parere il coperchio non dev’essere mimetico, ci aiuterà a ricordare dove abbiamo sistemato le trappole.

(ci sarà un seguito che trovate qui, perché alcuni amici hanno dubbi su come organizzare la festa della birra)

Laura


PER APPROFONDIRE

Una raccolta completa dei metodi più utilizzati per combattere le lumache
http://www.trafioriepiante.it/infogardening/ambulatorio/ComeUccidereLumache.htm

Se vi venisse voglia di provare il macerato di peperoncino, questo blogger ha dimostrato che non funziona, però propone un caffè… e bellissime foto
http://www.ortonaturale.it/blog/eliminare-le-lumache-in-modo-naturale.aspx

Sapevate che esiste un forum sulle lumache?
E’ un po’ “di parte” (e non è dalla parte del giardino) comunque eccolo qua:
http://mondogasteropodi.forumfree.it/?f=3334420

Rose: eliminiamo i germogli superflui

Laura Caratti – Un piccolo trucco che aiuta ad avere rose sane e rigogliose. Dopo la potatura, la mia routine prevede: passata di poltiglia bordolese e un pochino di concime per le rose giovani o poco sviluppate che hanno bisogno di un ricostituente.
Con le prime giornate calde di marzo la risposta è immediata e le rose cominciano ad aprire le gemme che a volte sono tante… anche troppe.

Prevenire è meglio che curare: per evitare di trovarmi a fine giugno con arbusti troppo folti facilmente attaccabili da patologie fungine e parassiti, preferisco intervenire subito sollevando la pianta da un inutile e dannoso dispendio di energie.

Inoltre mi risparmio il lavoro di sfoltimento estivo. Come sappiamo ogni potatura prevede tempi di cicatrizzazione e possibili infezioni, pertanto è necessario utilizzare strumenti ben affilati, disinfettati ecc.
Adesso invece posso usare solo le mani e con un’operazione rapida e indolore elimino le gemme o i germogli spuntati nel posto sbagliato.

Nello schemino ho illustrato alcuni casi in cui sopprimo le gemme senza esitazioni:

1 – gemma spuntata nell’intersezione tra due rami che non ha spazio per svilupparsi;

2 – due o tre gemme spuntate dallo stesso occhio, si sceglie quella più forte e orientata correttamente;

3 – due germogli e che si scontreranno durante la crescita, anche in questo caso si sceglie il più forte o si decide in base alla possibilità di svilupparsi;

4 – nelle rose appoggiate a un muro: tutte le gemme che si dirigono verso il muro devono essere eliminate;

inoltre…

5 – tutte le gemme che hanno un orientamento sbagliato, magari verso il basso, oppure che sono deboli, oppure quelle che sottraggono linfa ad una gemma che è più importante per l’equilibrio estetico della pianta;

6 – Le gemme orientate verso il centro dell’arbusto, se sono troppe è preferibile eliminarle in modo da garantire circolazione di aria e luce.

In pratica valgono le solite regole della potatura, quelle che io ho imparato facendo pratica con i bonsai, le rose hanno però il vantaggio di essere molto più resistenti e pazienti.

Aspettando le rondini

Laura Caratti – C’entra con il giardino? Con il mio sicuramente sì, abitavano in questa casa molto prima che noi la acquistassimo e continuano a tornare ogni anno, diciamo che sono nostre coinquiline. Le rispettiamo e le difendiamo perché la loro allegria è contagiosa e perché sappiamo che sapranno rendersi utili: tra un po’ arriveranno anche le zanzare ed è confortante sapere di avere degli alleati.

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Giovani rondini

Le rondini mi interessano  e ho trovato alcune notizie navigando in internet.
Prima di tutto riguardo alle loro rotte che sono state ricostruite in modo preciso applicando una specie di zainetto leggerissimo contenente dispositivi elettronici su un cospicuo numero di esemplari in modo da registrarne gli spostamenti.

In inverno la loro meta è la Repubblica Centrafricana e il Nigeria dove staranno ferme per quattro mesi circa per la muta del piumaggio.
Il viaggio di andata e ritorno varia in base al sesso e alle stagioni: in primavera per tornare al loro nido percorreranno circa 7 mila km passando dalla Spagna, il viaggio autunnale di ritorno in Africa è invece più breve: solo 4 mila km.

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Ho ritrovato un vecchio libretto pubblicato nel 1938 riportava queste stime:

Per la loro vita eccessivamente movimentata, le rondini hanno bisogno di nutrirsi abbondantemente. E si può dire che esse mangiano da mattina a sera, oltre il cibo che devono raccogliere per i figli. Perciò il numero di insetti che esse distruggono ogni giorno è incredibile.

Il dott. Bettoni nella sua Storia degli uccelli che nidificano in Lombardia ci fornisce la seguente statistica:

“Una coppia di rondini va al nido a imbeccare i figli circa venti volte all’ora, ed ogni volta porta loro circa dieci insetti.

In una giornata, cioè dalle 4 del mattino fino alle 8 pom. (16 ore) va al nido 640 volte; e perciò ogni giorno una coppia uccide, per i figli, 6400 insetti, ai quali è giusto aggiungere altri 600 consumati per l’alimentazione propria.

Così ogni coppia uccide ogni giorno 7000 insetti: in tutto il mese dell’allevamento 210.000 insetti. Negli altri tre mesi di permanenza da noi, consumando ciascun individuo 600 insetti al giorno, l’intera famiglia, formata di sette individui, consuma 378.000 insetti; e questi, sommati coi 210.000 del mese di allevamento, danno un totale di 588.000.

E siccome, senza timore di esagerazione, si può ritenere che in un villaggio e le vicinanze vi passino l’estate almeno 100 coppie di rondini, durante tutta la stagione, tra genitori e figli, consumerebbero 58.000.000 di insetti nocivi all’agricoltura”.

Si, lo so… non tutti gli insetti sono nocivi per l’agricoltura. I tempi sono cambiati e al giorno d’oggi sterminare insetti non è un’attività da promuovere con leggerezza.
Ma anche le rondini continuano a subire uno sterminio (da parte dell’uomo purtroppo) e ogni anno la popolazione diminuisce.

L’anno scorso sono arrivate esattamente il 21 marzo, puntuali come un orologio… incrocio le dita e spero che anche quest’anno il loro viaggio sia andato bene.

Buona primavera

Laura


-> per saperne di più; 

http://www.corriere.it/scienze/13_aprile_03/rondini-primavera-migrazione-rotte-diverse_d2a67420-9b9f-11e2-9ea8-0b4b19a52920.shtml

-> per vedere le rotte:

http://ali-spiegate.blogspot.it/2013/04/le-rotte-migratorie-delle-rondini.html

-> per rivedere uno splendido film:

Popolo migratore di Jacques Perrin qui trovate uno dei trailer.

White in the garden

… but not forever
(Laura Caratti) – 

Nel mio piccolo giardino uso volentieri tutti colori, anche se lo spazio è ridotto non voglio impormi una dieta troppo rigorosa scegliendo solo fiori bianchi, solo tinte tenui, solo fiori blu… c’è un tempo per tutto.
Le specie e le varietà non fioriscono in modo simultaneo e gli angoli monocromatici possono rimanere tali anche solo per qualche mese, poi tutto cambia e la tavolozza acquista nuove tonalità. E’ giusto osare e sperimentare senza lasciarsi influenzare eccessivamente dalle mode, se avete la fortuna di avere un giardino, dategli la possibilità di esprimersi senza rinchiuderlo in schemi stereotipati.

Il bianco per me è legato al primavera, ai mesi di marzo e aprile quando il giardino si risveglia con il candore dei Leucoium vernum e dei primi narcisi.
Ma è soprattutto con la fioritura della Spirea japonica e del ciliegio che inizia la primavera.

Come tutti sappiamo il giardino bianco per eccellenza è quello che si trova a Sissinghurst creato negli anni trenta da Vita Sackville-West. Ricordo di aver letto che uno dei motivi che spinsero Vita a preferire il bianco come colore base per uno dei suoi famosi progetti sta nel fatto che all’imbrunire, quando la luce del sole è ormai ridotta al minimo, il fiori bianchi emanano bagliori e cominciano a “pulsare”. In quel breve lasso di tempo il giardino bianco raggiunge il culmine del suo fascino perché si trasforma in un luogo incantato e vivo.


Le foto successive ritraggono gli ingredienti di questa ricetta primaverile che in gran parte ho già sperimentato con successo.

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1. Spirea prunifolia, nell’immagine si vedono anche Dicentra, Iris japonica e Viburnum Carlesii. (La foto è di qualche anno fa, il viburno sulla sinistra era ancora molto giovane e quasi invisibile)
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2. Iris japonica raggiunge il top della fioritura a metà aprile.
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3. Muscari bianchi comprati, pensate un po’… all’IKEA!  (foto scattata il 5 aprile)
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4. Dicentra spectabilis Alba in compagnia di Viburnum Carlesii con fiori bianco-rosati. Anche questa foto è di metà aprile.
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4. Accanto alla Dicentra vive questo Arum italicum che un po’ alla volta sta guadagnando spazio, fiorirà solo a maggio ma l’aspetto più interessante è il fogliame che lo rende attraente anche in inverno.
5. Narcissus tazetta aggiunti solo quest’anno, perciò ho dovuto utilizzare una foto prelevata dal web.

E infine, ecco una fotografia attuale: l’aiuola è situata a nord ed è ancora addormentata, ma tutto è pronto e si notano già i primi segni di ripresa, la primavera è vicina… e questa composizione è semplice da realizzare perché le piante utilizzate sono davvero facili da reperire e da coltivare.

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Ho utilizzato un mastello (l’involucro esterno di una damigiana) per raccogliere gli iris japonica che per quanto graziosi e adorabili… hanno il brutto vizio di propagarsi velocemente invadendo anche le zone che non sono riservate a loro. Tra un mesetto circa pubblicherò gli aggiornamenti.

Il mesetto è passato e potete vedere qui gli sviluppi.

Ogni anno è diverso e per quanto si possa progettare, pianificare si sa già in partenza che ci saranno sorprese. Se così non fosse che gusto ci sarebbe?


Il titolo di questo articolo trae spunto da un’importante evento culturale che si terrà a Milano dal 4 al 9 aprile: White in the city.  Il visitatore verrà condotto nei più prestigiosi palazzi della città attraverso un itinerario allestito da artisti, architetti e designer che ha come filo conduttore il bianco in tutte le sue declinazioni e interpretazioni.
Per maggiori informazioni vi invito a visitare il sito ufficiale www.whiteinthecity.com, di cui anche IL GIARDINO SVELATO è blogger friend.

 

Sogno ad occhi aperti IN GIARDINO

Laura Caratti –
Nei mesi scorsi mi sono dedicata ad un’impresa titanica: riordinare gli scatti fotografici stipati per più di 10 anni negli hard disk. Com’era prevedibile sotto la voce “giardino” ho trovato migliaia di fotografie, alcune delle quali scattate nei primi tempi quando nel mio giardino notavo soprattutto i difetti e i lavori da fare.

Per trovare armonia e perfezione mi rifugiavo nelle “macro” e mi lasciavo condurre dagli abitanti del giardino in un viaggio immaginario fra geometrie perfette e paesaggi surreali: un sogno ad occhi aperti…
aggiungendo la splendida musica di Giovanni Sollima ho creato questo video di 5 minuti.

Buona visione

Dal bonsai al giardino

Laura Caratti – 

Credo che ogni appassionato di giardinaggio abbia bellissime storie da raccontare, ognuno di noi approda al mondo delle piante in modo diverso.
Mi auguro che questa paginetta di ricordi e di riflessioni possa darvi qualche spunto e suscitare qualche curiosità.

Nel mio caso l’interesse per la botanica è partito dagli alberi: durante le escursioni in montagna il mio sguardo si posava sulle loro radici, sui fusti, sui rami. Volevo capire il funzionamento di queste meraviglie vegetali così ho cominciato ad interessarmi al bonsaismo. Un bonsai è frutto di tecnica, di arte, di filosofia… proprio come un giardino, perciò penso che i manuali per bonsaisti possano essere una preziosa fonte di apprendimento e di ispirazione anche per chi non ha nessuna intenzione di miniaturizzare alberi.

In questi libri solitamente si trova una parte dedicata alla fisiologia che aiuta a familiarizzare con i meccanismi che regolano la crescita di una pianta, l’equilibrio tra chioma e radici, la dominanza apicale, il modo in cui un albero/arbusto può rispondere alla potatura. Grazie alla pratica si impara quanto è disposto a tollerare, quali cure richiede, in quanto tempo comincia a dare le prime soddisfazioni.
C’è poi l’aspetto estetico-artistico, gli stili e le tecniche di composizione sono una componente essenziale del bonsaismo. Fondamentale è imparare a riconoscere  il “fronte” della pianta cioè il punto di vista predominante, il retro servirà invece per dare profondità.
E infine c’è l’aspetto culturale-filosofico. Probabilmente è la questione più complicata per noi occidentali perché nel mondo dei bonsai il tempo è rallentato e le soddisfazioni sono minime, a volte impercettibili

«le culture orientali educano proprio all’attenzione per le piccole cose, semplici, umili e insieme eleganti e delicate. Se a ciò si aggiunge il fascino dato alla Natura dalla vetustà che lascia trapelare storia, vita esperienza, si può dire, secondo un’espressione propria della cultura giapponese, che ogni dettaglio assume il colore del tempo scorre. (…)

Dedicarsi all’arte del bonsai significa intraprendere un cammino, non solo verso l’acquisizione di  conoscenze di tecnica, botanica, cultura, patologia vegetale, giardinaggio, potatura, ma anche e soprattutto verso un nuovo modo di vivere la propria quotidianità (…)

L’arte bonsai – Mauro Coppa)


Tornando al racconto della mia passione per il giardinaggio… passano gli anni e si arriva al fatidico 2003. Finalmente compriamo casa e la disponibilità di un piccolo appezzamento di terreno mi fa capire che prendermi cura di un orto-giardino è decisamente più facile, i risultati sono più rapidi e posso contare su una grande alleata: la Natura che interviene anche quando siamo assenti o distratti dagli impegni di lavoro.
Succede così l’interesse per il bonsaismo diminuisce, o meglio si trasforma in qualcosa di diverso.

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Questo ginkgo biloba detiene il record di anzianità, ha più di trent’anni, mi era stato regalato da un’amica e ci ha seguiti in tutti i vari traslochi. Pianta resistentissima e molto adattabile.
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Sono sopravvissuti anche alcuni bossi ottenuti da margotta. Ogni anno bisogna lottare con la piralide ma finora siamo riusciti a salvarli.

Le piante sopravvissute sono pochissime, alcune sono state regalate o liberate in natura (un pino, un tasso, un ginepro sabina, una piracanta) ma purtroppo gli esemplari più belli sono deceduti.
I motivi sono svariati, ma tutti riconducibili ad un’unica causa: mancanza di costanza e cure insufficienti.
Un bonsai ha quattro esigenze fondamentali: acqua, luce, aria e nutrimento, il problema è che non può soddisfarle da solo e dipende quasi totalmente da noi perciò dev’essere assistito in modo regolare e continuativo.

L’esperienza è stata comunque positiva perché molte nozioni acquisite tornano utili, fra poco si dovrà rinvasare, concimare, potare… io ho imparato a farlo grazie ai “poveri” bonsai.

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Un magnifico bonsai fotografato presso il vivaio Crespi

PER APPROFONDIRE:

Il miglior libro italiano a mio avviso è “Il manuale del bonsai” di Antonio Ricchiari, consumato a furia di consultarlo.
Per chi è alle prime armi e cerca qualcosa di semplice ma dettagliato consiglio il volume di Mauro Coppa citato in precedenza: “L’arte bonsai” reperibile anche in e-book.
Infine, per vedere una bella collezione: una visita al Crespi bonsai museum – Parabiago (MI) non potrà lasciarvi indifferenti, nulla a che vedere con ciò che normalmente si vede nei garden center o nei supermercati.
Nel negozio/vivaio è possibile acquistare (o anche solo guardare) i vasi e gli attrezzi specifici: forbici, cesoie, tronchesi, annaffiatoi di rame. Si tratta di oggetti bellissimi, anche se i prezzi ovviamente sono elevati… dimenticare a casa il bancomat è l’unico modo per resistere alle tentazioni.