Rose: eliminiamo i germogli superflui

Laura Caratti – Un piccolo trucco che aiuta ad avere rose sane e rigogliose. Dopo la potatura, la mia routine prevede: passata di poltiglia bordolese e un pochino di concime per le rose giovani o poco sviluppate che hanno bisogno di un ricostituente.
Con le prime giornate calde di marzo la risposta è immediata e le rose cominciano ad aprire le gemme che a volte sono tante… anche troppe.

Prevenire è meglio che curare: per evitare di trovarmi a fine giugno con arbusti troppo folti facilmente attaccabili da patologie fungine e parassiti, preferisco intervenire subito sollevando la pianta da un inutile e dannoso dispendio di energie.

Inoltre mi risparmio il lavoro di sfoltimento estivo. Come sappiamo ogni potatura prevede tempi di cicatrizzazione e possibili infezioni, pertanto è necessario utilizzare strumenti ben affilati, disinfettati ecc.
Adesso invece posso usare solo le mani e con un’operazione rapida e indolore elimino le gemme o i germogli spuntati nel posto sbagliato.

Nello schemino ho illustrato alcuni casi in cui sopprimo le gemme senza esitazioni:

1 – gemma spuntata nell’intersezione tra due rami che non ha spazio per svilupparsi;

2 – due o tre gemme spuntate dallo stesso occhio, si sceglie quella più forte e orientata correttamente;

3 – due germogli e che si scontreranno durante la crescita, anche in questo caso si sceglie il più forte o si decide in base alla possibilità di svilupparsi;

4 – nelle rose appoggiate a un muro: tutte le gemme che si dirigono verso il muro devono essere eliminate;

inoltre…

5 – tutte le gemme che hanno un orientamento sbagliato, magari verso il basso, oppure che sono deboli, oppure quelle che sottraggono linfa ad una gemma che è più importante per l’equilibrio estetico della pianta;

6 – Le gemme orientate verso il centro dell’arbusto, se sono troppe è preferibile eliminarle in modo da garantire circolazione di aria e luce.

In pratica valgono le solite regole della potatura, quelle che io ho imparato facendo pratica con i bonsai, le rose hanno però il vantaggio di essere molto più resistenti e pazienti.

Aspettando le rondini

Laura Caratti – C’entra con il giardino? Con il mio sicuramente sì, abitavano in questa casa molto prima che noi la acquistassimo e continuano a tornare ogni anno, diciamo che sono nostre coinquiline. Le rispettiamo e le difendiamo perché la loro allegria è contagiosa e perché sappiamo che sapranno rendersi utili: tra un po’ arriveranno anche le zanzare ed è confortante sapere di avere degli alleati.

rondini-P1050703 rondini09

rondini-P1050924
Giovani rondini

Le rondini mi interessano  e ho trovato alcune notizie navigando in internet.
Prima di tutto riguardo alle loro rotte che sono state ricostruite in modo preciso applicando una specie di zainetto leggerissimo contenente dispositivi elettronici su un cospicuo numero di esemplari in modo da registrarne gli spostamenti.

In inverno la loro meta è la Repubblica Centrafricana e il Nigeria dove staranno ferme per quattro mesi circa per la muta del piumaggio.
Il viaggio di andata e ritorno varia in base al sesso e alle stagioni: in primavera per tornare al loro nido percorreranno circa 7 mila km passando dalla Spagna, il viaggio autunnale di ritorno in Africa è invece più breve: solo 4 mila km.

rondini05

Ho ritrovato un vecchio libretto pubblicato nel 1938 riportava queste stime:

Per la loro vita eccessivamente movimentata, le rondini hanno bisogno di nutrirsi abbondantemente. E si può dire che esse mangiano da mattina a sera, oltre il cibo che devono raccogliere per i figli. Perciò il numero di insetti che esse distruggono ogni giorno è incredibile.

Il dott. Bettoni nella sua Storia degli uccelli che nidificano in Lombardia ci fornisce la seguente statistica:

“Una coppia di rondini va al nido a imbeccare i figli circa venti volte all’ora, ed ogni volta porta loro circa dieci insetti.

In una giornata, cioè dalle 4 del mattino fino alle 8 pom. (16 ore) va al nido 640 volte; e perciò ogni giorno una coppia uccide, per i figli, 6400 insetti, ai quali è giusto aggiungere altri 600 consumati per l’alimentazione propria.

Così ogni coppia uccide ogni giorno 7000 insetti: in tutto il mese dell’allevamento 210.000 insetti. Negli altri tre mesi di permanenza da noi, consumando ciascun individuo 600 insetti al giorno, l’intera famiglia, formata di sette individui, consuma 378.000 insetti; e questi, sommati coi 210.000 del mese di allevamento, danno un totale di 588.000.

E siccome, senza timore di esagerazione, si può ritenere che in un villaggio e le vicinanze vi passino l’estate almeno 100 coppie di rondini, durante tutta la stagione, tra genitori e figli, consumerebbero 58.000.000 di insetti nocivi all’agricoltura”.

Si, lo so… non tutti gli insetti sono nocivi per l’agricoltura. I tempi sono cambiati e al giorno d’oggi sterminare insetti non è un’attività da promuovere con leggerezza.
Ma anche le rondini continuano a subire uno sterminio (da parte dell’uomo purtroppo) e ogni anno la popolazione diminuisce.

L’anno scorso sono arrivate esattamente il 21 marzo, puntuali come un orologio… incrocio le dita e spero che anche quest’anno il loro viaggio sia andato bene.

Buona primavera

Laura


-> per saperne di più; 

http://www.corriere.it/scienze/13_aprile_03/rondini-primavera-migrazione-rotte-diverse_d2a67420-9b9f-11e2-9ea8-0b4b19a52920.shtml

-> per vedere le rotte:

http://ali-spiegate.blogspot.it/2013/04/le-rotte-migratorie-delle-rondini.html

-> per rivedere uno splendido film:

Popolo migratore di Jacques Perrin qui trovate uno dei trailer.

White in the garden

… but not forever
(Laura Caratti) – 

Nel mio piccolo giardino uso volentieri tutti colori, anche se lo spazio è ridotto non voglio impormi una dieta troppo rigorosa scegliendo solo fiori bianchi, solo tinte tenui, solo fiori blu… c’è un tempo per tutto.
Le specie e le varietà non fioriscono in modo simultaneo e gli angoli monocromatici possono rimanere tali anche solo per qualche mese, poi tutto cambia e la tavolozza acquista nuove tonalità. E’ giusto osare e sperimentare senza lasciarsi influenzare eccessivamente dalle mode, se avete la fortuna di avere un giardino, dategli la possibilità di esprimersi senza rinchiuderlo in schemi stereotipati.

Il bianco per me è legato al primavera, ai mesi di marzo e aprile quando il giardino si risveglia con il candore dei Leucoium vernum e dei primi narcisi.
Ma è soprattutto con la fioritura della Spirea japonica e del ciliegio che inizia la primavera.

Come tutti sappiamo il giardino bianco per eccellenza è quello che si trova a Sissinghurst creato negli anni trenta da Vita Sackville-West. Ricordo di aver letto che uno dei motivi che spinsero Vita a preferire il bianco come colore base per uno dei suoi famosi progetti sta nel fatto che all’imbrunire, quando la luce del sole è ormai ridotta al minimo, il fiori bianchi emanano bagliori e cominciano a “pulsare”. In quel breve lasso di tempo il giardino bianco raggiunge il culmine del suo fascino perché si trasforma in un luogo incantato e vivo.


Le foto successive ritraggono gli ingredienti di questa ricetta primaverile che in gran parte ho già sperimentato con successo.

spirea-p1310653
1. Spirea prunifolia, nell’immagine si vedono anche Dicentra, Iris japonica e Viburnum Carlesii. (La foto è di qualche anno fa, il viburno sulla sinistra era ancora molto giovane e quasi invisibile)
iris-japonica-p1390410
2. Iris japonica raggiunge il top della fioritura a metà aprile.
spirea-muscari-p1330474
3. Muscari bianchi comprati, pensate un po’… all’IKEA!  (foto scattata il 5 aprile)
dicentra-009
4. Dicentra spectabilis Alba in compagnia di Viburnum Carlesii con fiori bianco-rosati. Anche questa foto è di metà aprile.
arum-p1390774
4. Accanto alla Dicentra vive questo Arum italicum che un po’ alla volta sta guadagnando spazio, fiorirà solo a maggio ma l’aspetto più interessante è il fogliame che lo rende attraente anche in inverno.
5. Narcissus tazetta aggiunti solo quest’anno, perciò ho dovuto utilizzare una foto prelevata dal web.

E infine, ecco una fotografia attuale: l’aiuola è situata a nord ed è ancora addormentata, ma tutto è pronto e si notano già i primi segni di ripresa, la primavera è vicina… e questa composizione è semplice da realizzare perché le piante utilizzate sono davvero facili da reperire e da coltivare.

p1510143

Ho utilizzato un mastello (l’involucro esterno di una damigiana) per raccogliere gli iris japonica che per quanto graziosi e adorabili… hanno il brutto vizio di propagarsi velocemente invadendo anche le zone che non sono riservate a loro. Tra un mesetto circa pubblicherò gli aggiornamenti.

Ogni anno è diverso e per quanto si possa progettare, pianificare si sa già in partenza che ci saranno sorprese. Se così non fosse che gusto ci sarebbe?


Il titolo di questo articolo trae spunto da un’importante evento culturale che si terrà a Milano dal 4 al 9 aprile: White in the city.  Il visitatore verrà condotto nei più prestigiosi palazzi della città attraverso un itinerario allestito da artisti, architetti e designer che ha come filo conduttore il bianco in tutte le sue declinazioni e interpretazioni.
Per maggiori informazioni vi invito a visitare il sito ufficiale www.whiteinthecity.com, di cui anche IL GIARDINO SVELATO è blogger friend.

 

Sogno ad occhi aperti IN GIARDINO

Laura Caratti –
Nei mesi scorsi mi sono dedicata ad un’impresa titanica: riordinare gli scatti fotografici stipati per più di 10 anni negli hard disk. Com’era prevedibile sotto la voce “giardino” ho trovato migliaia di fotografie, alcune delle quali scattate nei primi tempi quando nel mio giardino notavo soprattutto i difetti e i lavori da fare.

Per trovare armonia e perfezione mi rifugiavo nelle “macro” e mi lasciavo condurre dagli abitanti del giardino in un viaggio immaginario fra geometrie perfette e paesaggi surreali: un sogno ad occhi aperti…
aggiungendo la splendida musica di Giovanni Sollima ho creato questo video di 5 minuti.

Buona visione

Dal bonsai al giardino

Laura Caratti – 

Credo che ogni appassionato di giardinaggio abbia bellissime storie da raccontare, ognuno di noi approda al mondo delle piante in modo diverso.
Mi auguro che questa paginetta di ricordi e di riflessioni possa darvi qualche spunto e suscitare qualche curiosità.

Nel mio caso l’interesse per la botanica è partito dagli alberi: durante le escursioni in montagna il mio sguardo si posava sulle loro radici, sui fusti, sui rami. Volevo capire il funzionamento di queste meraviglie vegetali così ho cominciato ad interessarmi al bonsaismo. Un bonsai è frutto di tecnica, di arte, di filosofia… proprio come un giardino, perciò penso che i manuali per bonsaisti possano essere una preziosa fonte di apprendimento e di ispirazione anche per chi non ha nessuna intenzione di miniaturizzare alberi.

laura-e-stefano-bonsai
1993, foto scattate nel giardino di mia mamma che, con grande pazienza… ospitava le piante e i nostri set fotografici (com’eravamo giovani!)

In questi libri solitamente si trova una parte dedicata alla fisiologia che aiuta a familiarizzare con i meccanismi che regolano la crescita di una pianta, l’equilibrio tra chioma e radici, la dominanza apicale, il modo in cui un albero/arbusto può rispondere alla potatura. Grazie alla pratica si impara quanto è disposto a tollerare, quali cure richiede, in quanto tempo comincia a dare le prime soddisfazioni.
C’è poi l’aspetto estetico-artistico, gli stili e le tecniche di composizione sono una componente essenziale del bonsaismo. Fondamentale è imparare a riconoscere  il “fronte” della pianta cioè il punto di vista predominante, il retro servirà invece per dare profondità.
E infine c’è l’aspetto culturale-filosofico. Probabilmente è la questione più complicata per noi occidentali perché nel mondo dei bonsai il tempo è rallentato e le soddisfazioni sono minime, a volte impercettibili

«le culture orientali educano proprio all’attenzione per le piccole cose, semplici, umili e insieme eleganti e delicate. Se a ciò si aggiunge il fascino dato alla Natura dalla vetustà che lascia trapelare storia, vita esperienza, si può dire, secondo un’espressione propria della cultura giapponese, che ogni dettaglio assume il colore del tempo scorre. (…)

Dedicarsi all’arte del bonsai significa intraprendere un cammino, non solo verso l’acquisizione di  conoscenze di tecnica, botanica, cultura, patologia vegetale, giardinaggio, potatura, ma anche e soprattutto verso un nuovo modo di vivere la propria quotidianità (…)

L’arte bonsai – Mauro Coppa)


Tornando al racconto della mia passione per il giardinaggio… passano gli anni e si arriva al fatidico 2003. Finalmente compriamo casa e la disponibilità di un piccolo appezzamento di terreno mi fa capire che prendermi cura di un orto-giardino è decisamente più facile, i risultati sono più rapidi e posso contare su una grande alleata: la Natura che interviene anche quando siamo assenti o distratti dagli impegni di lavoro.
Succede così l’interesse per il bonsaismo diminuisce, o meglio si trasforma in qualcosa di diverso.

gingko-15
Questo ginkgo biloba detiene il record di anzianità, ha più di trent’anni, mi era stato regalato da un’amica e ci ha seguiti in tutti i vari traslochi. Pianta resistentissima e molto adattabile.
bonsai-3
Sono sopravvissuti anche alcuni bossi ottenuti da margotta. Ogni anno bisogna lottare con la piralide ma finora siamo riusciti a salvarli.

Le piante sopravvissute sono pochissime, alcune sono state regalate o liberate in natura (un pino, un tasso, un ginepro sabina, una piracanta) ma purtroppo gli esemplari più belli sono deceduti.
I motivi sono svariati, ma tutti riconducibili ad un’unica causa: mancanza di costanza e cure insufficienti.
Un bonsai ha quattro esigenze fondamentali: acqua, luce, aria e nutrimento, il problema è che non può soddisfarle da solo e dipende quasi totalmente da noi perciò dev’essere assistito in modo regolare e continuativo.

L’esperienza è stata comunque positiva perché molte nozioni acquisite tornano utili, fra poco si dovrà rinvasare, concimare, potare… io ho imparato a farlo grazie ai “poveri” bonsai.

p1330409
Un magnifico bonsai fotografato presso il vivaio Crespi

PER APPROFONDIRE:

Il miglior libro italiano a mio avviso è “Il manuale del bonsai” di Antonio Ricchiari, consumato a furia di consultarlo.
Per chi è alle prime armi e cerca qualcosa di semplice ma dettagliato consiglio il volume di Mauro Coppa citato in precedenza: “L’arte bonsai” reperibile anche in e-book.
Infine, per vedere una bella collezione: una visita al Crespi bonsai museum – Parabiago (MI) non potrà lasciarvi indifferenti, nulla a che vedere con ciò che normalmente si vede nei garden center o nei supermercati.
Nel negozio/vivaio è possibile acquistare (o anche solo guardare) i vasi e gli attrezzi specifici: forbici, cesoie, tronchesi, annaffiatoi di rame. Si tratta di oggetti bellissimi, anche se i prezzi ovviamente sono elevati… dimenticare a casa il bancomat è l’unico modo per resistere alle tentazioni.

Cordoli intrecciati: un gioco da ragazzi

Laura Caratti –

Che fare in questi noiosi weekend invernali? In attesa della primavera ho trovato un divertente passatempo per le mie mani che già cominciano a prudere. E’ troppo presto per seminare, troppo presto per potare… troppo presto per far tutto, ma mi è tornato alla memoria il consiglio di alcuni amici appassionati di giardinaggio.
Mi avevano raccontato che è facilissimo costruire mini-steccati utilizzando i resti di potatura, così ho provato anch’io usando rametti di salice e cornus raccolti durante le mie passeggiate al fiume. E’ il momento ideale per farlo perché adesso sono privi di foglie.

intrecci-42

Il bello di questo “gioco” è che riesce sempre. Non è necessario essere precisi e metodici: in poco tempo si ottengono risultati che, pur non essendo perfetti, danno grande soddisfazione e portano una ventata d’aria nuova in giardino.

La tecnica è facilissima perché la struttura si costruisce direttamente sul terreno. E’ sufficiente piantare una fila di paletti a una distanza di 20-30 cm l’uno dall’altro. Mi sono aiutata con un martello e ho utilizzato soprattutto paletti di bambù perché sono rigidi e si deteriorano lentamente malgrado il contatto con la terra.
Poi comincia il lavoro divertente: l’intreccio, sono consigliati i rametti di nocciolo, salice, cornus, ma vanno bene anche altri alberi o arbusti decidui, purché siano ancora verdi, elastici e non si spezzino facilmente.

intrecci-p1500639
Devo ammettere che in giardino ho degli aiuti… qui c’è mia nipote che si è divertita un sacco con gli intrecci.

I cordoli creati in questo modo sono utili per delineare qualsiasi forma di aiuola, servono come arredo e contribuiscono a dare struttura al giardino anche nei mesi invernali. Sono molto adatti ai giardini informali perché contribuiscono a creare un’atmosfera un po’ country.

Nel mio caso avranno anche la funzione di sostenere piante che tendono a ricadere sul sentiero o che si afflosciano dopo gli acquazzoni. I cordoli serviranno anche da protezione: parenti e amici quando vengono a trovarmi sono spesso accompagnati dai loro quadrupedi e io stessa possiedo due cagnoline che hanno bisogno di essere guidate nei percorsi in giardino e nell’orto.

intrecci-p1510127

Le foto invernali che ho proposto sono un po’ spente… ma già immagino nuove composizioni per ravvivare i mesi freddi, noi appassionati non ci fermiamo mai!
Guardate questa fotografia scattata durante l’edizione autunnale di Masino: Actaea racemosa, Tricyrtis, Aster, Persicaria filiformis alba, Rabdosia longituba e in primo piano una Nerina rosa.

tricirtis-p1490642
fotografata presso lo stand de lL PECCATO VEGETALE.

Invece qui c’è la mia aiuola, come la immagino nell’autunno 2017. Vorrei dare più spazio a sedum, piccole graminacee e perenni che mantengono capsule di semi decorative.Laura Caratti disegno intrecci in giardino il giardino svelato

Nell’orto invece sistemerò un tutore per fagioli come quello che avevo costruito qualche anno fa. insalata-intrecci-p1220309
So che pinterest offre immagini e suggestioni accattivanti e a volte geniali, ma quel che vi ho mostrato è “farina del mio sacco”, si tratta di piccoli lavori semplicissimi da eseguire.
Se invece siete molto bravi e avete parecchio materiale a disposizione potrete scatenarvi… a titolo di esempio inserisco alcune immagini trovate in rete.

Buon lavoro
Laura


4cc8b80513a7f5ce0e7902560f167ea2 129c488005201ff69c1116aa208c24e7 368732d59497979ad9de171523dd6179 a9db4b54f117dea960411872c76665ae   KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

a642f90b9deac23096c685b15bcb0dd4 cbdde4437e8ce3a9151f4f3f98e70fd4


 

Nuovi scenari in giardino con la galaverna

Michele Calore – Les paradis des papillons –

Basta un po’ di nebbia, oppure un raggio di sole che entri tra le brume del mattino… e il paesaggio cambia nuovamente.

img_8253

Una visione di giardino deve tener conto di ogni stagione, di ogni evento. La zona sud che corrisponde al “giardino dell’infinito” è pensato soprattutto per l’inverno. Non fiori, ma strutture, rigide o vaporose, ibernate, immortalate.

Il gioco delle graminacee è fondamentale. Seppur non siano sempreverdi, la loro struttura secca rimane intatta e si accosta in modo armonioso con i volumi creati dalle siepi e dagli arbusti topiati.

img_8066 img_8074Fra le graminacee adatte alla zona in cui vivo (Pianura Padana) segnalo le muhlembergie capillaris, gli sporobolus e i panicum che in questo periodo danno risultati particolarmente interessanti, ma guardando con più attenzione ci si accorge che tutti i fusti, le bacche, le capsule, le spine e persino le ragnatele acquistano un fascino nuovo quando sono esposte alla galaverna che, creando trame sottili e splendidi merletti, ridipinge il giardino.

img_8092
Panicum
img_8265
Anemone japonica
img_8418
Aster tataricus jindal
img_8140
Mujlembergia capillaris

In questi giorni ho il tempo di pensare, di progettare e di godere anche di questa mutazione. E’ un periodo in cui lo spirito si carica e si affilano gli strumenti.
Non sono soltanto i fiori a fare un giardino. Io lo vivo e lo apprezzo in ogni stagione e non sento nemmeno troppo la mancanza della primavera esuberante che un tempo attendevo con grande impazienza.

Buon anno nel vostro angolo verde.

Michele

img_8382

 

LOFOTEN: invito al viaggio

Testo di Eddi Volpato

Foto di Maria Francesca Volpato

P1030435.JPG
Tromso

Questa volta non voglio farvi entrare in un giardino botanico e neppure in un giardino; il mio è un invito al viaggio. Un itinerario in mezzo alla natura, una natura selvaggia e aspra se ci capitate in pieno inverno. Del resto buona parte dei post che ho scritto per il nostro blog sono inviti a partire. Inviti a scoprire luoghi poco conosciuti o conosciuti da pochi. Luoghi svelati, parafrasando il titolo del nostro libro. Non parlo di giardini ma quando ci si trova nella natura, soprattutto se  poco popolata è come trovarsi immersi in un grande giardino da scoprire ed assaporare.

p1030453
Le renne allevate dai Sami a Tromso

Il viaggio occupa un posto importante nella mia vita. I miei viaggi restano momenti unici e indimenticabili. Hanno riempito la mia vita di emozioni e sensazioni che rivivono ogni volta che vedo immagini dei luoghi in cui sono stato.

p1030491
In viaggio verso Andenes

Questo post  vuole essere un invito a partire per raggiungere  un luogo  mitico: le isole Lofoten.  Si trovano a qualche centinaio di chilometri sopra il Circolo Polare Artico  e costeggiano la Norvegia. Per chi ama la natura, questo è un viaggio che vi appagherà totalmente con i suoi paesaggi mozzafiato. Potreste partire dubbiosi ma tornerete sicuramente entusiasti.

p1030537
In viaggio lungo un fiordo

In inverno  le Lofoten possono offrire sensazioni uniche. Se ci si capita nel periodo giusto si potrà provare l’ebbrezza di vedere l’aurora boreale, sicuramente uno degli spettacoli più strani che questi luoghi possano offrire, ma anche uno dei fenomeni più suggestivi che la natura può produrre. In pieno inverno non sarà facile restare indifferenti di fronte allo spettacolo di una notte che dura quasi ininterrottamente per 24 ore con un piccolo squarcio a mezzodì. Solo provandole si possono assaporare le sensazioni che derivano dal trovarvi sempre al  buio anche a mezzogiorno. Che dire poi se il buio della notte è illuminato dallo spettacolare fenomeno dell’aurora boreale che però, avendo una ciclicità di 11 anni, è ben visibile solo in alcuni periodo di questo ciclo legato all’attività del Sole.

p1030563
In viaggio verso Svolvaer

Il viaggio si snoda a partire  da Tromsø  da cui si può raggiungere  Andenes all’estremo nord dell’arcipelago, prosegue poi  per Svolvaer,  bellissima e  si conclude  a Bodo all’estremo sud. Ci si sposta comodamente in traghetto da una località  all’altra. Tromsø e Bodo sono servite da numerosi voli giornalieri che partono da Oslo.

p1030549
In viaggio verso Svolvaer

Questo post non è una guida per il viaggio ma una semplice galleria fotografica che vuole suscitare suggestioni.

p1030570
In viaggio verso Svolvaer

Lascerei quindi alle  immagini  il compito di svelare in parte  la bellezza di questi luoghi e far nascere in voi la voglia di partire al più presto.

P1030610.JPG
Il rarissimo fenomeno del cielo madreperla

La voglia di partire……

P1030651.JPG
Svolvaer

Ghirlande per le cince

Laura Caratti –
Lo so… non se ne può più di ghirlande, corone, coroncine ecc.  ma anche in questo periodo post natalizio c’è chi le apprezza! E molto.

Ormai i semi di girasole che produciamo nell’orto sono finiti, li hanno già divorati tutti, ma le feste lasciano sempre qualche residuo, sicuramente anche voi avrete avanzato una manciata di arachidi.

025cince

E’ sufficiente infilarle usando filo di ferro sottile come se fosse un ago, lavoro di un quarto d’ora. Il risultato non vi soddisferà, perché non c’è proprio nulla di particolarmente attraente in una coroncina di arachidi, ma…

p1500752

… la poesia e la bellezza arriveranno molto presto!
I nostri amici hanno fame. Soprattutto adesso che il freddo è intenso: servirebbero calorie ma ci sono poche risorse. E’ il momento di aiutarli.
Il nostro giardino, grazie a loro, riacquisterà calore e colore.

p1260938

cince-p1130985

p1130623

 

 

 

 

A caccia di giardini sul Monte Bianco

Testo di Eddi Volpato
val-ferret-dal-pavillon
Foto tratte da http://www.saussurea.it/la-bellezza/foto-ambiente/

Paesaggi mozzafiato, vertigini, giardino.

Sono gli ingredienti di una giornata che prima o poi è da mettere in cantiere nella nostra lista di itinerari programmati  per visitare giardini botanici, aggiungendo però al piacere per la ricerca del verde un pizzico di emozione.

Può sembrare strano che a gennaio venga voglia a qualcuno di parlare di giardini botanici, soprattutto di giardini botanici alpini.

Eppure in questi giorni mi ritornano spesso in mente gli orti botanici che ho visitato, quelli di cui ho scritto e quelli di cui invece avrei ancora voglia di parlare. Tra questi il giardino alpino di Saussurea.

http://www.saussurea.it

Penso siano due i motivi che mi spingono a riprendere il percorso iniziato nei mesi scorsi senza aspettare l’arrivo della stagione favorevole.

In primo luogo perché questo è un giardino molto speciale. Situato alle pendici del Monte Bianco  è raggiungibile comodamente in funivia lungo un tragitto che porta ad ammirare alcuni dei luoghi più belli del pianeta.  Poi mi piace pensare a questo prezioso luogo che ora è coperto da metri  di neve. Le piante in riposo vegetativo sono in attesa del risveglio. Un risveglio che però deve attendere ancora tantissimi mesi.

E’ poi cosa c’è di più stimolante nel pensare a nuove mete di viaggio per il prossimo anno? E’ bello, in questi mesi sognare  luoghi che ci piacerebbe visitare. Quindi perché non progettate una puntatina a questo bellissimo giardino?

Ci dobbiamo spingere alle pendici del Mondo Bianco dove, utilizzando la nuovissima funivia skyway, è possibile salire fino a 3300 m e godere di uno degli paesaggi più belli al mondo. Non a torto la funivia è definita l’ottava meraviglia del mondo.

E’ nuovissima ma già più di 40 anni fa la vecchia funivia consentiva di salire sul Monte Bianco  e godere di una vista spettacolare sui ghiacciai. Già allora questo luogo era considerato una delle meraviglie della Terra a detta del National Geographic.

A metà della nostra salita si trova il giardino di Saussurea, la meta del nostro viaggio alla ricerca dei giardini botanici. Il viaggio inizia a Entrèves, pochi chilometri dopo Courmayeur. Quota 1100.  Qui si trova la stazione di partenza dello Skyway. Il primo tratto porta in pochi minuti  a  quota 2300 m. Qui ci si può prendere una sosta e visitare il bellissimo giardino botanico alpino.

Incorniciato dalle splendide cime che coronano il Monte Bianco è uno dei giardini alpini posto a più alta quota. Giardino di alta montagna che raccoglie non solo esemplari delle Alpi ma anche piante provenienti da varie parte del mondo. Il giardino è ricchissimo. Molto diverso dal giardino alpino di Lautaret di cui ho parlato in un precedente post. Qui tutto è molto più raccolto. Non ci sono le vaste distese fiorite, però girovagare tra i sentieri, scoprire le rarità presenti non sarà meno entusiasmante. Una parte del giardino è roccaglia pura, fiorita con migliaia di varietà vegetali. Le piante con i colori più accesi sono quelle che colpiscono di più. Qui ad agosto ci sono ancora  le peonie fiorite. Buona parte del giardino è coperta da rododendri.

Terminata la visita è possibile ritornare a valle a piedi. Il percorso dura circa due ore e richiede ovviamente un’attrezzatura adeguata. Se invece si vuole provare l’ebbrezza dell’alta quota, ma soprattutto il piacere di paesaggi unici e stupefacenti conviene percorrere l’ultimo tratto della funivia per salire a punta Helbronner. Lì il Monte Bianco sembrerà  a portata di mano ma soprattutto è la vista sui ghiacciai che lascerà senza fiato.Quindi cosa ci può essere di più entusiasmante nel programmare un viaggio che preveda di salire in alta quota in uno dei luoghi più belli del pianeta.

Per maggiori informazioni  http://www.saussurea.it/