Appuntamento a Cella Monte (AL) 14 maggio

Il “giardino svelato” è stato invitato ad una interessante manifestazione che si terrà domenica 14 maggio a Cella Monte in provincia di Alessandria. Se verrete avremo occasione di conoscerci personalmente, di chiacchierare di rose, giardini e passioni e soprattutto di scambiarci esperienze.

Interverranno: Laura Caratti, Eddi Volpato, Teresa Luciano, Maddalena Piccinini e Filippo Guglielmo accompagnati da ‘Maddie‘, che è una grande appassionata di rose, molto conosciuta nel forum Compagnia del giardinaggio, organizzatrice impeccabile e inarrestabile…

5 buoni motivi per venire a Cella Monte

  • Alle 15,30 incontro con gli autori de “Il giardino svelato”
    Palazzo Volta in p.za Vallino  INGRESSO LIBERO
    Storie di giardini grandi e piccoli, roseti e collezioni, terrazzi all’ottavo piano, oasi metropolitane. Il racconto di chi ha realizzato un giardino con le proprie mani e vuole condividere il suo percorso fatto di studio, sogni, sperimentazione, letture e preziosa comunione di esperienze.
    Sarà un momento per parlare di giardinaggio e di libri.
    Per immaginare di poter realizzare un giardino diverso, normale e allo stesso tempo straordinario, alla portata di tutti: di chi è proprietario di un terrazzo, o di chi ha un piccolo giardino, oppure di chi invece ha un grande appezzamento di terreno.

  • Porta con te una rosa…
    Chi lo vorrà potrà portare una rosa e raccontarla. Sottolineare le caratteristiche che la rendono unica, spiegare com’è inserita in giardino, pregi, difetti e consigli.
    Le rose hanno sempre bellissime storie da raccontare legate ai ricordi delle persone che le hanno piantate o ai luoghi dove le abbiamo scoperte. Ma emozionano anche con il colore, il profumo, la forma e anche la loro “biografia ufficiale” è spesso affascinante. Siamo curiosi di ascoltare le vostre esperienze e ovviamente anche noi vi parleremo di quelle che per noi sono “rose speciali”.

  • Rose-gallery. allestiremo una ricca esposizione di rose recise raccolte nei nostri giardini, tutte “cartellinate” si potranno guardare, riconoscere, annusare, apprezzare.
    A colpo d’occhio potrete capire quali rose vi piacciono di più, fare paragoni e chissà… forse scoprire qualche varietà che non conoscete o che non avete mai preso in considerazione.

  • Il nostro incontro avverrà nell’ambito della 13° edizione della manifestazione “Le colline sono in fiore”. Cella Monte è il borgo monferrino più volte premiato con quattro fiori nel concorso nazionale “Comuni Fioriti” e medaglia d’argento, nonchè vincitore di un premio speciale, nel concorso internazionale Entente Florale.
    Avremmo l’occasione di apprezzare i colorati allestimenti floreali che abbelliranno le vie del borgo.

 

ph. https://ecomuseopietracantoni.org
  • Cella Monte fa parte dei comuni dichiarati nel 2014 patrimonio Unesco in quanto ospita nel suo sottosuolo numerosi infernot. Queste specole vinarie, scavate nella pietra da cantone, in occasione della manifestazione di domenica 14 maggio saranno aperte e visitabili.

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Cordoli intrecciati: un gioco da ragazzi

Laura Caratti –

Che fare in questi noiosi weekend invernali? In attesa della primavera ho trovato un divertente passatempo per le mie mani che già cominciano a prudere. E’ troppo presto per seminare, troppo presto per potare… troppo presto per far tutto, ma mi è tornato alla memoria il consiglio di alcuni amici appassionati di giardinaggio.
Mi avevano raccontato che è facilissimo costruire mini-steccati utilizzando i resti di potatura, così ho provato anch’io usando rametti di salice e cornus raccolti durante le mie passeggiate al fiume. E’ il momento ideale per farlo perché adesso sono privi di foglie.

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Il bello di questo “gioco” è che riesce sempre. Non è necessario essere precisi e metodici: in poco tempo si ottengono risultati che, pur non essendo perfetti, danno grande soddisfazione e portano una ventata d’aria nuova in giardino.

La tecnica è facilissima perché la struttura si costruisce direttamente sul terreno. E’ sufficiente piantare una fila di paletti a una distanza di 20-30 cm l’uno dall’altro. Mi sono aiutata con un martello e ho utilizzato soprattutto paletti di bambù perché sono rigidi e si deteriorano lentamente malgrado il contatto con la terra.
Poi comincia il lavoro divertente: l’intreccio, sono consigliati i rametti di nocciolo, salice, cornus, ma vanno bene anche altri alberi o arbusti decidui, purché siano ancora verdi, elastici e non si spezzino facilmente.

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Devo ammettere che in giardino ho degli aiuti… qui c’è mia nipote che si è divertita un sacco con gli intrecci.

I cordoli creati in questo modo sono utili per delineare qualsiasi forma di aiuola, servono come arredo e contribuiscono a dare struttura al giardino anche nei mesi invernali. Sono molto adatti ai giardini informali perché contribuiscono a creare un’atmosfera un po’ country.

Nel mio caso avranno anche la funzione di sostenere piante che tendono a ricadere sul sentiero o che si afflosciano dopo gli acquazzoni. I cordoli serviranno anche da protezione: parenti e amici quando vengono a trovarmi sono spesso accompagnati dai loro quadrupedi e io stessa possiedo due cagnoline che hanno bisogno di essere guidate nei percorsi in giardino e nell’orto.

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Le foto invernali che ho proposto sono un po’ spente… ma già immagino nuove composizioni per ravvivare i mesi freddi, noi appassionati non ci fermiamo mai!
Guardate questa fotografia scattata durante l’edizione autunnale di Masino: Actaea racemosa, Tricyrtis, Aster, Persicaria filiformis alba, Rabdosia longituba e in primo piano una Nerina rosa.

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fotografata presso lo stand de lL PECCATO VEGETALE.

Invece qui c’è la mia aiuola, come la immagino nell’autunno 2017. Vorrei dare più spazio a sedum, piccole graminacee e perenni che mantengono capsule di semi decorative.Laura Caratti disegno intrecci in giardino il giardino svelato

Nell’orto invece sistemerò un tutore per fagioli come quello che avevo costruito qualche anno fa. insalata-intrecci-p1220309
So che pinterest offre immagini e suggestioni accattivanti e a volte geniali, ma quel che vi ho mostrato è “farina del mio sacco”, si tratta di piccoli lavori semplicissimi da eseguire.
Se invece siete molto bravi e avete parecchio materiale a disposizione potrete scatenarvi… a titolo di esempio inserisco alcune immagini trovate in rete.

Buon lavoro
Laura


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Giugno è il mese del Pantone Warm Red

Probabilmente è il colore più amato dai designers ed è impiegato in moltissimi settori: grafica, moda, arredamento e addirittura make up.
Il rosso vermiglio, rosso cinabro oppure Pantone Warm Red come viene indicato in stampa è un colore forte, allegro, vibrante, mai banale che non deve spaventare i timidi giardinieri che temono il rosso e i colori troppo squillanti, come vedrete dalle foto non è affatto difficile da utilizzare in giardino.

C’è un momento per tutto… a giugno il mio giardino brilla grazie questo splendido colore.

Melograno (punica granatum)

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Crocosmia:

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Penstemon barbatus coccineus, qui in compagnia di Stipa tenuissima, una centaurea bordeaux che avevo seminato anni fa e persicaria filiforme variegata

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e infine Lychnis chalcedonica:

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Sisyrinchium striatum

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Non tutti conoscono questa piccola iridacea che a giugno ci regala spighe di graziosi fiorellini giallo pallido. E’ una pianta rizomatosa decisamente facile da coltivare, non ha esigenze particolari ed il suo aspetto è gradevole anche quando non è in fiore.

Per avere piante sane e fiorifere di Sisyrinchium striatum è sufficiente avere qualche accortezza:

  • proteggerle dalle limacce (ne sono ghiotte e li apprezzano quanto noi…);
  • evitare di interrare il colletto e piantarle su terreni ben drenati, mi è capitato di perdere alcune piante a causa del marciume radicale;
  • in autunno inoltrato, oppure a inizio primavera tagliare le foglie a ventaglio, come si fa per gli iris. Durante i mesi freddi le foglie subiscono gli effetti del gelo e tendono ad annerire, per questo è consigliabile eliminarle. In primavera si rinnoveranno velocemente.

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Appartiene allo stesso genere anche il Sisyrinchium mucronatum che ho in giardino da circa un anno. Ha dimensioni più contenute ed è grazioso anche se meno appariscente, mi auguro si comporti bene come il suo cugino striatum che si dissemina facilmente e si presta ad propagato per divisione in autunno/primavera.

Laura

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Sisyrinchium mucronatum

Dopo un anno

In questo breve post vorrei mostravi l’evoluzione di un angolo del mio giardino. E’ vero che la nostra passione richiede tempo e pazienza, i risultati spesso si fanno aspettare e non sempre sono quelli voluti, ma a volte succede che siano migliori di quelli previsti.

Partiamo dall’anno scorso, nell’aprile 2016 avevo iniziato a modificare un angolo che non mi convinceva, ne avevo scritto qui

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Inizio aprile 2016. Inserimento dell’archetto con due rose a lato: Astronomia e Mozart

 

 

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Fine maggio 2017

I protagonisti di questo cambiamento sono stati la rosa Astronomia di Meilland che ha subito apprezzato la nuova posizione e senza alcuna fatica ha superato i due metri d’altezza. Ho spesso riscontrato che alcune rose si lasciano “addomesticare” rinunciando al loro portamento naturale di arbusto se vengono spinte in verticale eliminando i rami laterali.

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Ai piedi delle rosa una fitta bordura è giocata su toni del rosa tenue, bianco, viola e verde acido.

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Al centro della foto: Cornus Alba Ivory Halo, un nuovo inserimento che mi sta dando parecchie soddisfazioni, sullo sfondo Geranium sanguineum var. striatum e aquilegie bianche seminate diversi anni fa.
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Allium nigrum

 

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La sassifraga umbrosa ‘variegata’, è con me da parecchi anni, gradisce posizioni semiombreggiate, sullo sfondo un geranium blu-violetto di cui ho perso il nome.

Un risultato più che soddisfacente dal mio punto di vista, ora però le fioriture primaverili stanno terminando, dovrò ripulire, cercare di mantenere l’equilibrio tra le varie specie ed irrigare nei periodi di siccità.
Le piante così vicine si proteggono e mantengono l’umidità ma in caso di estati secche come quella dell’anno scorso l’innaffiatura sarà indispensabile.

Laura

ROSE RUGOSE (rose a modo mio…)

Laura Caratti – Il giardinaggio è una faccenda personale e la scelta delle rose non fa eccezione… «lasciatevi guidare dall’istinto e il vostro giardino diventerà un gioco meraviglioso» diceva Maurizio Zarpellon e io l’ho preso alla lettera, qui troverete solo le rose che piacciono a me, forse ce ne sono di migliori, ma se sono qui, in questo giardino minuscolo un motivo c’è.

Nella scelta delle rose all’inizio mi facevo guidare sopratutto dalle loro foglie, mi piacevano (e continuano a piacermi) le rugose che ho poi scoperto essere un’ottima scelta per un giardino che spesso deve confrontarsi con gli attacchi di oidio e ticchiolatura.

La scoperta delle rose rugose: 2001 durante il primo viaggio in Normandia, una folta siepe costeggiava il cimitero militare americano vicino a Omaha beach ed è stato lì che ho pensato… quando – e se – riuscirò ad avere un giardino vorrei avere rose rugose, anche per ricordare questi momenti d’essere. Le rugose per me racchiudono il fascino della Normandia, di una vacanza indimenticabile con gli amici più cari, il profumo dell’oceano.

E si arriva al 2004, il caso vuole che una collega-amica (giardiniera ancor prima che io cominciassi ad interessarmi alle piante) non appena viene a sapere del mio giardino neonato mi regala una ROSA SCABROSA

Piccolina all’inizio, ma cresce velocemente anche se non vuol saperne di adagiarsi sull’archetto che avevo predisposto per lei, il suo aspetto naturale è quello di un grande arbusto perciò tende ad espandersi anche alla base. Difficile riuscire a contenerla anche se tollera potature drastiche.

Nelle foto la vedete anche in veste autunnale. le foglie si tingono di giallo e le grandi bacche risultano ancora più evidenti.
Rifiorente, il fiore semplice ovviamente non ha una lunga durata ma la fioritura continua anche in estate.
E’ profumata, mai avuto necessità di usare anticrittogamici su di lei, afidi e argidi la lasciano in pace ma… la sua folta chioma può attirare le cocciniglie cotonose. A me è successo perché si trova vicina a un vaso di limone che spesso viene attaccato dalle bestiacce.
Che fare in questi casi? Uno shampoo con alcol, acqua e sapone di Marsiglia strofinando con un vecchio spazzolino può dare buoni risultati e a volte si riesce a fermare l’attacco, ma se la cura non ha effetto allora utilizzo olio minerale, per poi arrivare all’insetticida vero e proprio.
Non uso volentieri pesticidi quando mi trovo di fronte a un’infestazione di cocciniglie difficile da debellare devo capitolare e, in modo locale, concentrato, assiduo passo alle “maniere forti”.


Passiamo all’altra rugosa che coltivo in giardino da parecchi anni: la ROSA HANSA.

La Hansa ha caratteristiche simili alla precedente, ma questo ibrido di rugosa ha un fiore semidoppio profumatissimo che dura più a lungo rispetto a quello della Scabrosa. Anche in questo caso la pianta è molto rustica e rifiorisce abbondantemente anche se si trova in una posizione ombreggiata. Sfoggia bellissime foglie e bacche. Non mi ha mai dato alcun problema anche se ultimamente deve competere con gli anemoni japonica che ho piantato nel frattempo.


Infine…  MARTIN FROBISCHER, quest’anno mi ha regalato una fioritura spettacolare anche se si trova in strada, in un angolo poco curato.
Posso senz’altro confermare che questa profumatissima rosa canadese si adatta anche a suoli poveri, secchi. Ha un portamento eretto. Non ho notato bacche sui suoi rami, ma l’ho sempre mondata dopo la fioritura.
A differenza delle sue cugine può venire attaccata da afidi e ticchiolatura e la rifiorenza è sporadica. La mia amica Madalina che me l’ha donata mi ha avvertita che potrebbe essere molto pollonante, ma non credo potrà farlo nell’asfalto…

Le rose rugose sono particolarmente rustiche e sopportano bene temperature rigide. Resistenti e vigorose si adattano anche a terreni poveri ed hanno una grande capacità di ripresa anche dopo tagli drastici, l’ho sperimentato proprio quest’anno perché ho dovuto ridimensionare i cespugli di Hansa e Scabrosa.


PS. Per chi ha seguito l’ultimo post… l’epimedium-mania non mi è affatto passata, sto raccogliendo foto e informazioni, ma l’ubriacatura da rose di questi giorni mi ha fatto venir voglia di scrivere queste note che mi serviranno anche da diario. Alla prossima!

Epimedium, la magia dei folletti del bosco

Laura Caratti – Agli epimedium prima o poi ci si arriva… è solo questione di tempo, fa parte dell’iter di ogni appassionato di giardinaggio: all’inizio ci piacciono le stagionali che danno una botta di vita e di allegria al giardino in costruzione, poi restiamo incantati dalle piante che amano il sole e che ci emozionano con strepitose fioriture, ma quando il giardino è maturo si comincia ad apprezzare l’ombra, le foglie, i fiori minuti e soprattutto le piante che non ci abbandonano, che non richiedono troppe cure e che riescono a competere con quelle più prepotenti.

Questo è l’Epimedium ‘Spine Tingler‘, in compagnia di un’heuchera verde acido di cui ho perso il nome.

Ed è proprio all’ombra che si incontrano gli epimedium. Non si può rimanere indifferenti se si osservano le foglie che hanno colori e forme così particolari e spesso si mantengono sulla pianta anche in autunno-inverno colorando le zone ombrose.
Ma saranno soprattutto i folletti a catturaci: i fiori sono aerei e a volte hanno una forma curiosa perché i loro speroni ricordano il cappello di un giullare.

ancora l’Epimedium ‘Spine Tingler‘, in questa foto si notano le foglie giovani rossastre che con il passare del tempo vireranno al verde.

Appartengono alla famiglia delle Berberidaceae e sono piccole perenni rizomatose che non temono il gelo, molto adatte a tappezzare zone in ombra anche completa, raggiungono un’altezza di 20-45 cm a seconda delle varietà.

Epimedium Spine Tingler

Collocati sotto piante o in mezzo ad arbusti manterranno umido il terreno a tutto vantaggio di questi. Le foglie sembrano quasi di carta e sono portate da fustini più sottili delle zampe di un pettirosso.
La loro coltura non esige alcuna attenzione. Una volta impiantati crescono senza dare problemi, allargandosi da se e formando una fitta vegetazione che impedisce la crescita delle erbacce.

tratto dalla Garzantina (Enciclopedia dei fiori e del giardino) di Ippolito Pizzetti.

Epimedium versicolor sulphureum, questa è una pianta giovane, inserita in autunno. Sempreverde, alto circa 30 cm, con fiori giallo pallido e foglie giovani tinte di rosso.

Non tutte le varietà hanno fiori speronati, in parecchi casi i fiori sono meno appariscenti ma l’interesse è dato invece dalle foglie che possono essere persistenti e assumere colorazioni particolari.

Questo epimedium arancio, mi è stato regalato, quasi sicuramente è Orange Kônigin. Fiorisce anche se è completamente in ombra e le sue foglie arrivano a circa 30 cm di altezza. Qui in compagnia di una piccola felce spontanea Asplenium trichomanes.
Primo piano dell’epimedium della foto precedente.

Si tratta di fiori minuscoli… che si devono guardare e fotografare con pazienza, ma sono incantevoli.

Le foglie degli epimedium sono sempre attraenti, qui in compagnia di una Persicaria microcephala ‘Purple Fantasy’.
In questa foto il magnifico epimedium ‘Amber Queen’, sullo sfondo Dicentra Alba
ancora ‘Amber Queen’ prima dell’esplosione… notate la quantità di boccioli.

L’epimedium che già nel secolo scorso compariva nell’Enciclopedia dei fiori e del giardino non è ancora riuscito a diventare una pianta popolare qui da noi. Per acquistarli bisogna rivolgersi a vivaisti di qualità.
Finora ne ho individuati tre nel nord Italia che offrono una discreta scelta: Priola, Un quadrato in giardino e il Vivaio Baradel.

Le foto che ho inserito sono state scattate nel mio giardino ma gli epimedium possono fare molto di più e per capirli meglio sono andata a Villa Taranto dove sono stati usati in dosi massicce come tappezzanti.
Nella prossima puntata pubblicherò qualche foto, insieme a una ‘scheda tecnica‘ riveduta e corretta in base a ciò che sto imparando sugli epimedium.

…………..

  • Se vi interessa acquistare “la garzantina” Enciclopedia dei fiori e del giardino di Ippolito Pizzetti, due copie sono messe in vendita nel nostro MERCATINO. (A02-B48). Quasi 1000 pagine utilissime, insostituibili, un libro che per gli appassionati italiani è (giustamente) la Bibbia.
    Le copie in vendita sono “usate” ma in condizioni perfette. Una è mia, ma in realtà è quella di mia mamma che tratta i libri con grande cura.
  • Un buon motivo per andare su Facebook… c’è un gruppo che si chiama “Epimedium” dove si vedono foto stupende, se avete voglia di indagare ecco il link:  EPIMEDIUM
    (credo si possa accedere anche se non si è iscritti a FB)

ps. se avete consigli, piste da seguire… per favore scrivete nei commenti oppure nella sezione “CONTATTACI“, sono curiosa di scoprire tutto sugli epimedium, che in questo momento sono i miei preferiti.
Alla prossima puntata…

Laura

Spiraea prunifolia, una bianca fontana spumeggiante

Laura Caratti – La spiraea prunifolia un arbusto deciduo che nel mio giardino ha raggiunto un’altezza di circa 2,5 metri e, soprattutto in primavera, costituisce il punto focale del sentiero che conduce al mini-laboratorio. In questo articolo vi racconto come la coltivo e qualche piccolo trucco imparato in questi 10 anni di convivenza con lei.

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Spiraea prunifolia ‘Plena’, da questa foto è possibile dedurre il portamento e le dimensioni.

 

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La foto in alto mette in rilievo la bellezza dei rami arcuati che a fine marzo/inizio aprile si ricoprono di fitti fiorellini bianchi. Le foglie sono piccole, ovate, lucide di un bel verde brillante, spunteranno quando la fioritura è quasi ultimata.

 

Particolare dei fiori. Queste micro-roselline  che virano leggermente al verde, si mantengono sulla pianta per circa una ventina di giorni. Segue un breve periodo (una settimana circa) in cui l’arbusto diventa bruttino: i fiori appassiscono ma non cadono immediatamente e il mio esemplare si ricopre di piccoli afidi verdi.
Con il tempo ho capito che sono abbastanza innocui e non è il caso di preoccuparsi, scompariranno nel giro di qualche settimana e in fondo hanno un’utilità: nutrono la prima generazione di coccinelle che accorrono in gran numero. Trovano nella spirea l’ambiente ideale per banchetti e incontri più o meno romantici…

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Come la poto? In realtà non si tratta di una vera e propria potatura è piuttosto una ripulitura: a fine aprile, quando l’arbusto è ormai sfiorito elimino alla base i rami che sono deboli oppure quelli che non si sono sviluppati bene, quelli troppo vecchi (si riconoscono dal colore), quelli che hanno brutte ramificazioni. Se necessario intervengo anche in autunno in modo da preparare la pianta per la primavera successiva.

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La forma che voglio ottenere è quella di una “fontana alta“, preferisco tenere spoglia la base dell’arbusto per sfruttare lo spazio sottostante. La spirea crea un’ombra leggera che permette di coltivare con successo epimedium, felci, primule, hellebori, thalictrum, geranium e molte altre erbacee che gradiscono la mezz’ombra o l’ombra. Sto cercando di impostare allo stesso modo anche una Deutzia gracilis e una Lonicera fragrantissima.

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In quest’ultima foto invece è possibile apprezzare il cromatismo autunnale di questo arbusto generoso: le foglioline si colorano di giallo/bronzo e la spirea torna ad essere il punto focale del sentiero.
E’ una pianta facile da reperire ed è messa in vendita a prezzi molto contenuti. Nel paese in cui vivo ce ne sono parecchie nei giardini e anche negli orti, probabilmente sono tutte imparentate… io l’ho ricevuta in regalo dalla mia vicina quando sono venuta ad abitare qui, un sorta di benvenuto che ho molto gradito.

…………………..

Un’ultimo consiglio: se vi volete orientare fra gli arbusti ma non sapete bene che sviluppo avranno, il periodo di fioritura, il colore… e volete avere visivamente un’idea del loro portamento (si capisce da quelle icone con base e altezza), c’è un prezioso librone:
La grande enciclopedia delle piante e dei fiori da giardino di Christopher Brickell – Mondadori

E’ utilissimo per vari motivi e io non lo venderò mai perché è il volume che uso di più in assoluto e trovo sempre ciò che mi serve (anche alberi, graminacee, erbacee, felci, rampicanti, ecc.), ma c’è un’amica che ha deciso di disfarsene, deve fare spazio per i nipotini…
Se vi interessa potete trovarlo nel nostro mercatino (è la prima voce). Come tutti i libri di Daniela è in perfette condizioni.

IL LIBRO E’ GIA’ STATO PRENOTATO e purtroppo ne abbiamo una copia sola.

 

 

Festa della birra per lumache – informazioni tecniche

Laura Caratti – Mal comune mezzo gaudio… lo strepitoso successo ottenuto dall’ultimo articolo mi conforta perché significa che non sono l’unica ad avere seri problemi con i gasteropodi…

Però alcuni amici mi hanno chiesto ulteriori spiegazioni sul metodo della birra illustrato qui, che pensavo fosse più conosciuto e praticato.

In questo periodo (marzo-aprile) catturo soprattutto le limacce piccole che sono pericolose perché agiscono in gruppo e si cibano soprattutto di piante neonate. Il guaio è che non si riesce raccogliere manualmente queste micro-pesti.

Mini-limaccia su foglie di crocus. La sua lunghezza è circa 1 cm, malgrado le dimensioni ridotte riesce fare grandi danni soprattutto quando si scatena su plantule nate da seme.

Nella birra le limacce affogano.
Questo non l’avevo chiarito bene in precedenza, forse è una morte felice, dolce… non lo so, ma in certi casi divento spietata, soprattutto quando controllo i semenzai e vedo i disastri che mi combinano.

A proposito di contenitori: le coppette che si usano per preparare la crème brûlée a mio parere sono l’ideale perché hanno pareti verticali e bordi arrotondati, ma funzionano bene anche altri recipienti purché non siano troppo alti.

Qui c’è il kit completo per la festa della birra, in stile shabby ick!… che le lumache ubriacone gradiranno senza alcun dubbio.

In questo post ho dato indicazioni precise ma non prendetele alla lettera, se volete dare la caccia al famoso lumacone gigante Limax maximus che raggiunge i 20 cm di lunghezza chiaramente che le misure indicate non possono funzionare.
Comunque, dobbiamo ammetterlo, noi giardinieri siamo tutti un po’ matti… ma in fondo è solo un gioco

Care lumache, vi facciamo la festa

… DELLA BIRRA!

(Laura Caratti)
Ogni giardiniere ha un chiodo fisso: distruggerle, allontanarle, stanarle. E ogni giardiniere ha messo a punto una serie di sistemi per proteggere semenzai, insalatine, hoste, iris, campanule… In questo post vi racconto i miei metodi e seguendo le migliori tradizioni del “Giardino Svelato“, scriverò solo ciò che ho provato in prima persona e che a mio avviso funziona davvero.

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Le chiocciole tutto sommato sono carine e mi spiace un po’ sterminarle perciò ricorro alla deportazione. Si raccolgono facilmente e con un’ora di lavoro riesco a ottenere risultati di gran lunga superiori a ciò che farebbe la metaldeide. Gli effetti sono sicuri e non lascia tracce, le chiocciole catturate andranno a pascolare lontano dal mio giardino.

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Chiocciole pronte per la deportazione, così Marisa si fa una passeggiata…

In autunno cerco i nidi. Le lumache prediligono i terreni pesanti e umidi e si nascondono nelle fenditure delle zolle, sotto pietre o vasi ed proprio lì che depongono le uova. Non è difficile scovarle… è un po’ come cercare i funghi, i posti sono sempre i soliti e con un la pratica si impara a riconoscerli.

Uova di chiocciola nascoste sotto un vaso

Ma i gasteropodi più pericolosi e letali a mio avviso sono le micro-limacce che si vedono proprio in questo periodo (marzo-aprile). Si cibano delle giovani piante, fanno stragi nei semenzai, è impossibile raccoglierle manualmente e la lumachina non serve proprio a nulla in questi casi.
Ed è qui che entra in gioco la birra. Io ho perfezionato il famoso metodo che, con qualche accorgimento, mi dà ottimi risultati.

  • Le lumache apprezzano tutte le birre ma ho notato che preferiscono quelle dolciastre, le “doppio malto” che però sono più costose.  Per le limacce ovviamente compro la birra più economica che trovo sul mercato (1 euro al litro) ma per renderla più appetibile e per aumentare la gradazione alcolica aggiungo un pizzico di zucchero. Fate la prova e vedrete i risultati!
    In pratica le limacce catturate sono il doppio se non il triplo rispetto a quelle attirate dalla birra normale.
La festa della birra
  • Contenitori: uso preferibilmente vasetti di vetro o ceramica perché sono più stabili e perché la plastica invecchia male in giardino, ne uso il meno possibile.
    Nella foto si vedono due portacandele, ma utilizzo anche barattoli bassi, coppette.
    Non è necessario interrare le trappole come in genere viene consigliato, per agevolare l’ingresso si possono usare contenitori con bordi arrotondati ma solitamente le lumache scavalcano senza problemi. Ho constatato che sono capaci di acrobazie inimmaginabili, grazie al loro muco denso e appiccicoso raggiungono i semenzai anche quando si trovano a un metro e mezzo d’altezza. Percorrere 3-4 cm in verticale è una passeggiata, soprattutto se in palio c’è un premio appetitoso.
  • Coperchi: utilizzo i coperchi dei latticini, basta forarli con un grosso ago e infilare uno spiedino di legno. Il coperchio è necessario per evitare l’annacquamento durante le giornate piovose, proprio quando le lumache sono più attive e voraci.
  • Ogni 2-3 giorni sostituisco la birra, soprattutto se ci sono state molte catture. Il brodino di limaccia putrefatta emana un fetore che è meglio evitare… inoltre l’esca perde di efficacia. A mio parere il coperchio non dev’essere mimetico, ci aiuterà a ricordare dove abbiamo sistemato le trappole.

(ci sarà un seguito che trovate qui, perché alcuni amici hanno dubbi su come organizzare la festa della birra)

Laura


PER APPROFONDIRE

Una raccolta completa dei metodi più utilizzati per combattere le lumache
http://www.trafioriepiante.it/infogardening/ambulatorio/ComeUccidereLumache.htm

Se vi venisse voglia di provare il macerato di peperoncino, questo blogger ha dimostrato che non funziona, però propone un caffè… e bellissime foto
http://www.ortonaturale.it/blog/eliminare-le-lumache-in-modo-naturale.aspx

Sapevate che esiste un forum sulle lumache?
E’ un po’ “di parte” (e non è dalla parte del giardino) comunque eccolo qua:
http://mondogasteropodi.forumfree.it/?f=3334420

Rose: eliminiamo i germogli superflui

Laura Caratti – Un piccolo trucco che aiuta ad avere rose sane e rigogliose. Dopo la potatura, la mia routine prevede: passata di poltiglia bordolese e un pochino di concime per le rose giovani o poco sviluppate che hanno bisogno di un ricostituente.
Con le prime giornate calde di marzo la risposta è immediata e le rose cominciano ad aprire le gemme che a volte sono tante… anche troppe.

Prevenire è meglio che curare: per evitare di trovarmi a fine giugno con arbusti troppo folti facilmente attaccabili da patologie fungine e parassiti, preferisco intervenire subito sollevando la pianta da un inutile e dannoso dispendio di energie.

Inoltre mi risparmio il lavoro di sfoltimento estivo. Come sappiamo ogni potatura prevede tempi di cicatrizzazione e possibili infezioni, pertanto è necessario utilizzare strumenti ben affilati, disinfettati ecc.
Adesso invece posso usare solo le mani e con un’operazione rapida e indolore elimino le gemme o i germogli spuntati nel posto sbagliato.

Nello schemino ho illustrato alcuni casi in cui sopprimo le gemme senza esitazioni:

1 – gemma spuntata nell’intersezione tra due rami che non ha spazio per svilupparsi;

2 – due o tre gemme spuntate dallo stesso occhio, si sceglie quella più forte e orientata correttamente;

3 – due germogli e che si scontreranno durante la crescita, anche in questo caso si sceglie il più forte o si decide in base alla possibilità di svilupparsi;

4 – nelle rose appoggiate a un muro: tutte le gemme che si dirigono verso il muro devono essere eliminate;

inoltre…

5 – tutte le gemme che hanno un orientamento sbagliato, magari verso il basso, oppure che sono deboli, oppure quelle che sottraggono linfa ad una gemma che è più importante per l’equilibrio estetico della pianta;

6 – Le gemme orientate verso il centro dell’arbusto, se sono troppe è preferibile eliminarle in modo da garantire circolazione di aria e luce.

In pratica valgono le solite regole della potatura, quelle che io ho imparato facendo pratica con i bonsai, le rose hanno però il vantaggio di essere molto più resistenti e pazienti.