Perché desiderare un laghetto e come l’abbiamo realizzato noi…

(Daniela della Torre)
I quattro elementi che compongono l’Universo mi hanno sempre affascinata, ho una naturale inclinazione per il fuoco (essendo nata sotto un segno di fuoco), ma anche una predilezione per l’acqua, forse perché gli opposti si attraggono… chissà…
L’acqua mi è sempre “girata nel cervello” (che forse per questo ha poi cominciato a fare acqua da tutte le parti…) rimanevo ogni volta incantata dalle foto di grandi parchi, nei quali fontane, laghi, fiumi e torrentelli davano un tocco magico al luogo.

Tredici anni fa, quando decisi che volevo un laghetto e iniziai la mia avventura, in primo luogo dovetti confrontarmi con la difficoltà di reperire informazioni. Forse nei paesi del nord, Inghilterra e Germania, già da tempo aveva preso piede l’abitudine  di avere un piccolo specchio d’acqua, anche in giardini molto piccoli, ma in Italia era evento raro. Con fatica, avevo trovato un paio di pubblicazioni, due manualetti “fai da te” che fornivano nozioni elementari per chi volesse costruire qualcosa di acquatico in giardino; ricordo anche le ricerche in rete per chiarire i dubbi fondamentali, prima di imbarcarmi nell’impresa.

ecco la zona in cui è nato il mio laghetto

Telo sì o no? se sì quale? cemento? pompe e filtri sì o no? Domande alle quali nessuno mi forniva risposte convincenti. Così decisi autonomamente da sprovveduta principiante, che il mio laghetto sarebbe stato il più naturale possibile, per cui niente filtri, ma solo una pompa nascosta per ricreare una caduta di acqua perché non c’è niente di più magico e rilassante, che sentire l’acqua scorrere.

Ora mi capita spesso di vedere in rete programmi e documentari che mostrano giardini privati, nei quali trovo quasi sempre un punto d’acqua. Ho notato che, negli ultimi anni, da quando durante grandi mostre di giardinaggio nazionali ed estere è invalsa la moda di creare giardini tematici ad opera di noti paesaggisti, quasi sempre il progetto prevede una zona più o meno estesa dedicata all’acqua.
Non so e non voglio disquisire sulle motivazioni che spingono gli esperti ad utilizzare l’acqua per i loro progetti, so però quale sono i miei motivi, le ragioni che mi spingono ad affermare: “mai più senza il laghetto“.

Un laghetto è un microcosmo inserito in un mondo di fiori e di piante; è un esatto indicatore delle stagioni. Il mio gela sempre dall’ultima settimana di novembre alla prima di dicembre ma anche in quel periodo la vita non si ferma: bastano poche giornate di sole ed un lieve disgelo, per osservare i pesci che si spingono nei punti più caldi, anche sotto il ghiaccio.

I volatili ne vanno pazzi e sono solleciti habitué: si abbeverano, adorano farsi lunghe abluzioni, utilizzano la terra bagnata della riva per rinforzare i nidi.
Gli insetti sono frequenti abitatori, dai gerridi che pattinano sull’acqua con le lunghe zampe, ai ragni d’acqua, alle libellule, le mie preferite, che ad un certo punto dell’anno arrivano e si esibiscono in danze leggiadre: hanno livree e dimensioni così diverse, ma così affascinanti.
I rospi sono i primi a mostrarsi nei loro corteggiamenti e i loro girini i primi a comparire; seguono a poche settimane le ranocchie che rallegrano la giornata e le serate estive, con i loro canti così buffi.
L’airone pattuglia quotidianamente il laghetto: quando vede che tutto è tranquillo, plana silenziosamente e rimane fermo in attesa per parecchi minuti, sperando di acchiappare qualcosa di prelibato, ma se il giardino è frequentato, se ne va deluso, dopo aver fatto un paio di giri di perlustrazione.

Stavo per dimenticare quella che per me è una regola fondamentale per una zona d’acqua, cioè poterla godere, ma non solamente di passaggio, vicino all’acqua bisogna stazionare.
Se impariamo a muoverci lentamente, senza fare rumori forti ed improvvisi, gli animali presenti in quel momento danno prova di tollerare la nostra presenza e non si danno alla fuga, facendoci partecipi delle loro evoluzioni e quant’altro; c’è una ranocchia che mi risponde sempre, probabilmente scopre nella mia voce tonalità ranocchiose, e dialoghiamo spesso per alcuni minuti, senza che lei abbandoni l’angolo che ha scelto come postazione.

E’ altresì interessante poter osservare la vegetazione che popola le rive e lo specchio d’acqua; prima che le piante si sviluppino a sufficienza creando un habitat con un buon equilibrio naturale occorrono un paio d’anni.
Inizialmente nel mio laghetto si formavano alghe e mucillagini verdi e gelatinose che poi sono sparite: gli esperti affermano che ci vogliono in proporzione, piante da riva, piante ossigenanti e piante ombreggianti (come le ninfee che, con le loro foglie ombreggiano buona parte dello specchio d’acqua, abbassandone la temperatura).
Anche in questo campo ci si può sbizzarrire, cercando piante a noi consone per forma e colore ed anche piante che si adattino alla conformazione del laghetto stesso.

Avevamo deciso che il nostro laghetto sarebbe nato vicino al bersò e questa felice scelta ci ha permesso di goderne appieno per tanti momenti conviviali.
Il progetto prevedeva un ricircolo d’acqua, a solo scopo sonoro, per cui una pompa pescava l’acqua dal laghetto e la portava in un cannello dal quale scendeva per cadere in un vascone di pietra, dal quale proseguiva la corsa, rituffandosi nel laghetto. Questo gorgoglio leggero, ma continuo, aveva un effetto decisamente piacevole e rilassante.


Per finire, qui di seguito incollo i links di alcune serie televisive dedicate a giardini e progetti che seguo sempre volentieri:

una serie della BBC intitolata “Garden Rescue“: Charlie Dimmock, Rich Brothers e Arit Anderson progettano e realizzano grandi e piccoli giardini documentando tutte le fasi. Quattro stagioni.
Se vi piace vedere il prima/dopo e se siete alla ricerca di spunti per rinnovare il vostro spazio verde:

Una serie francese che si intitola “Silence, ça pousse” condotta da Stéphane Marie

 

Sempre della BBC l’immancabile Monty Don  in “Gardeners World“, ecco una puntata della stagione 2012
ttps://hdclump.com/gardeners-world-episode-23-2012/

 


Ndr. ci vorrebbe una seconda puntata. Se l’argomento vi interessa incoraggiate Daniela a proseguire il suo racconto… Il laghetto è un organismo vivente e il suo tredicenne è ormai maturo e assestato. Se avete curiosità e domande non esitate a scriverle nei commenti


DANIELA DELLA TORRE (ddt55)
Mi sono sempre occupata di persone, soprattutto della mia famiglia, ma anche di tante altre che ho incontrato sul cammino, non solo per lavoro. Questo prendersi cura mi ha insegnato molte cose e, perché no, mi ha permesso di dedicarmi anche a un giardino, che è sempre vivo, anzi vivissimo. E’ di circa 2000 mq e si trova sulle Prealpi varesine.
E’ stata assidua frequentatrice del forum Compagnia del Giardinaggio con il nickname è ddt55 .
Ha collaborato come autrice nei due libri
“IL GIARDINO PIGRO” e “IL GIARDINO SVELATO”

 

 

18 pensieri su “Perché desiderare un laghetto e come l’abbiamo realizzato noi…

    • Ciao Isabel , grazie , è stato impegnativo costruirlo , ma ho avuto validi aiuti !!!
      Se tu mettessi lì dove metti il mangime agli uccelli una vaschetta con acqua , avresti la sorpresa di vedere i pennuti bere ed anche farsi le abluzioni , è molto divertente e basta poco per creare una piccola oasi d’acqua

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    • Devo dire che ne sono molto soddisfatta perché è veramente un angolo che non ha paragone con il resto del giardino , perché è vivo sotto molte sfaccettature ; siamo autodidatti , per cui avremmo commesso anche tanti errori , agli occhi degli esperti , ma si è creato un buon equilibrio e tutto sta bene ; ora non vedo l’ora di ripristinare il funzionamento della pompa per avere il ricircolo e quindi il rumore dell’acqua che cade , è impagabile .Sono contenta che ti sia venuta voglia di una pozza , se pensi bene , nelle vecchie ville , spesso c’era una peschiera , spesso circondata da quei sassi bugnati , tra i quali cresceva il capelvenere , ho ricordi in proposito di quando ero bambina ………..

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      • Ecco sì il capelvenere !
        E i sassi bugnati sono ora di contorno ad una aiuola … potrei recuperarli , che bella idea !

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  1. Bellissimo! Devo realizzare un laghetto, prenderò ispirazione da questo…
    Colgo l’occasione per ringraziare Laura per i due libri stupendi. Li leggo continuamente.
    Spero che a breve esca anche un terzo libro….
    Grazie
    Monica

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    • Buongiorno Monica , sono molto contenta di sapere che presto entrerà nel club ……
      Ho visto in quelle serie inglesi di ristrutturazione giardini , che in molte puntate parlano e mostrano la costruzione di laghetti o specchi d’acqua ed ho notato che i materiali si sono evoluti ; noto che i teli sono molto più leggeri e malleabili e riducono di molto la fatica .
      Penso che , come in tutte le cose della vita , per ottenere ciò che si vuole , bisognerebbe poterle fare e rifare più volte , per cui è da mettere in conto qualche errore ; secondo me va fatta una lista di ciò che si vuole ottenere e di ciò che si vuole inserire , così almeno da rendersi conto che non ci sia un soprannumero .
      Il mio consiglio è che , se si ha spazio , è meglio farlo un pò più grande del pensato inizialmente , altrimenti poi ci si pente .
      Spero tanto che ce lo mostri , sarebbe bello anche le fasi di costruzione , che sono molto istruttive .
      Mi unisco a lei Nell’incitare Laura a pensare ad un terzo libro ……………
      Buon laghetto !!!
      Daniela

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      • Vorrei aggiungere in generale che , chi ha poco spazio o un giardino piccolo non si scoraggi , c’è sempre la possibilità di regalarsi una zona d’acqua ; a parte i piccoli laghetti preformati , che non sono molto gettonati perché piuttosto artificiosi alla vista , ci si può sbizzarrire con qualsiasi contenitore .
        Il mio primo laghetto fu un bidone nero interrato ( esiste ancora ) dove avevo piantato un iris pseudacorus che mi avevano regalato .
        In agricoltura , sopratutto per la vendemmia , utilizzano questi contenitori neri , non forati , abbastanza bassi e larghi , che si possono interrare oppure lasciare a livello del terreno e mascherarli con pietre od altri materiali : possono contenere certamente un iris e una piccola ninfea , ma il fascino è raggiunto ugualmente .
        Oppure ci sono masconi di recupero , solitamente in materiale metallico , che possono andare benissimo .
        Se qualcuno ha già realizzato o pensa di procedere , ce lo comunichi e mostri i risultati ottenuti , che sono sempre utili e preziosi .
        Grazie !!!

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      • Grazie Daniela per i preziosi consigli!
        Farò sicuramente le foto delle varie fasi di costruzione.
        A presto! Grazie

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  2. Aggiungo che in passato, avevo allestito in un mastello di legno un piccolo laghetto. Sul fondo avevo messo 30 cm di terra di campo e piantato una ninfea Alba. Su un lato del mastello avevo messo una pila di mattoni forati sulla quale avevo appoggiato vasi di piante palustri ( Iris psedacorus e Lythrum salicaria). Per completare avevo aggiunto ceratophyllum, chioccioline d’acqua e le Gambusie che divorano le larve di zanzara. Era un mini laghetto bellissimo, autosufficiente (dovevo solo aggiungere l’acqua che evaporava) e che mi donava una stupenda sensazione di pace. Lo consiglio a tutti!

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    • Che bello Monica doveva essere stato il suo mastello !!! Infatti basta proprio poco per creare un ambiente acquatico ………..Non è che , per caso , ha conservato qualche foto e ce lo può mostrare ; a volte le immagini valgono molto di più di cento spiegazioni ?
      Grazie del contributo

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    • Ma che meraviglia , in tutto e per tutto un piccolo ambiente acquatico !!!
      Vedo male o c’era anche un loto ?
      E poi una curiosità : il mastello era rivestito internamente e , se sì , con che cosa ?
      Ora non c’è più perché ha deciso di fare il laghetto oppure si è deteriorato nel tempo , essendo di legno ?
      Credo che queste esperienze personali siano veramente un’aggiunta preziosa , ognuno di noi ha qualcosa da imparare dall’altro …….
      Grazie Monica , spero che altri prendano coraggio e inseriscano i loro esperimenti !

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      • Grazie Daniela!
        Il mezzo tino non era rivestito internamente. La persona che mi vendette il tino lo aveva tenuto pieno di acqua per far sì che il legno si gonfiasse fino a otturare eventuali perdite.
        Esternamente era stato trattato con impregnante. Nella prima foto il mastello ha già 6/7 anni e si comincia a vedere il deterioramento (colpa mia…non ho mai fatto manutenzione). Dopo ho venduto la casa e ho lasciato anche il tino.

        Il loto non c’era. Solo ninfea alba, che forse era un po’ troppo vigorosa per un mastello e quindi le foglie molto grandi si mettevano verticali anziché rimanere adagiate sull’acqua.

        Grazie

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  3. Speriamo che il tino resista ancora nella vecchia casa ………..
    Quando deciderà per il laghetto , sempre che le vada l’idea , sarebbe bello mostrare qualche passaggio e penso verrebbe molto utile per chi è indeciso se buttarsi nell’avventura .
    Io stessa , se avessi trovato esperienze amatoriali da visionare e persone a cui fare domande , mi sarei trovata in ben minori difficoltà .
    Noi aspettiamo dunque speranzosi ………….A risentirci ………

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  4. Brava Monica! Nei giorni scorsi sono stata un po’ lontana dal computer e solo adesso ho letto della tua storia, molto appassionante! Ti incoraggerei a raccogliere foto, potremmo farne un post in cui si vede l’evoluzione. Non tutti leggono i commenti perché è più faticoso trarre informazioni, però la tua esperienza è nolto interessante, teniamoci in contatto. Quando sei pronta contattami con e-mail: lauracarattibis@gmail.com

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