Tempo di rinvasi

Il momento dei rinvasi può essere molto impegnativo.
Alzare ogni vaso, spostarlo, ripulirlo, sono attività faticose per chiunque. Figuriamoci per un pigro, che molto probabilmente alternerà delle pause fra un vaso e l’altro, per verificarlo con attenzione, vedere come hanno risposto i terricci e le care ospiti, annotare ogni cosa con cura.

Nonostante lo sforzo però, sono pieno di aspettative. L’inverno non è stato inoperoso ma di studio ed il sacco di perlite al mio fianco porge la sua mano amica sussurrando parole di ottimismo: “l’anno prossimo, vedrai, i vasi peseranno meno”.
Accanto al saccone del terriccio non ho solo l’amica perlite, ma anche torba bionda, pomice, torba di sfagno.

Il mondo dei substrati è vasto, poco conosciuto e riserva infinite sorprese. I fattori sui quali può influire una scelta piuttosto che un altra sono qualità dell’irrigazione, capacità di trattenere l’acqua, arieggiamento della radice… insomma in breve il successo della coltivazione.

La scelta del substrato non si basa però sul prezzo o sul tipo di pianta (terricci per acidofile, terricci per agrumi, etc..). Si basa sulle caratteristiche che la miscela finale dovrà avere e per fare un buon impasto, è necessario conoscere come si comportano gli ingredienti.
Fra i tanti ingredienti che possiamo scegliere, le torbe attirano la mia attenzione. In assoluto il substrato maggiormente in grado di trattenere acqua, possono essere bionde, brune, di sfagno. Ma anche molto acide o meno, saline o poco saline, molto povere in nutrienti, o mediamente dotate, etc…
Ma cosa sappiamo della loro attitudine a diventare impermeabili o a restringersi nei vasi, scostandosi dai bordi? Da che dipende e come risolvere? Mentre verifico lo stato dei vasi dei terricci e delle radici, mi trovo di fronte due casi critici in particolare:

  • Il caso “impermeabile”
  • il caso “dal cuore tenero”, apparentemente giusto, ma in realtà carico d’acqua al fondo.

IL CASO IMPERMEABILE

I casi dal substrato impermeabile sono in genere sottoposti a punte di calore intenso, che determinano una improvvisa perdita d’acqua. Il substrato restringe scostandosi dal margine del vaso e si impermeabilizza. Poiché sono i vasi che tengo appesi sotto la copertura (ricevono più aria calda e li irrigo con maggiore parsimonia, altrimenti gocciolano troppo). Per me è molto importante che la bagnatura di questi vasi sia ottimale, ho bisogno quindi di una miscela che non si impermeabilizzi, che non restringa, ma che trattenga acqua! Per questo la mia miscela deve contenere torba, ma quale fra le tante?

Ad una prima indagine, tronfio della mia sconfinata ignoranza, ritenevo che i vasi interessati da questo tipo di problema fossero stati riempiti da terriccio scadente, per cui sostituii il vecchio substrato con un terriccio torboso professionale per la preparazione vivaistica delle ortive, peggiorando le cose.
Le caratteristiche di restringimento derivano infatti dal grado di degradazione delle torbe e dal trattamento meccanico al quale viene sottoposto il substrato. I substrati per ortive finemente macinati, spesso sono formulati per compattarsi, al fine di non far sgretolare le zollette quando le piantine vengono trapiantate.

Le loro caratteristiche sono in genere le seguenti, in misura variabile in funzione di tantissimi fattori:

  • arieggiamento medio
  • ritenzione idrica buona ma non eccellente
  • restringimento elevato

I motivi di questa variabilità diventano visibili guardando un terriccio al microscopio e iniziando a rispondere ad alcune domande:
Perché le torbe di sfagno sono in grado di assorbire quantità di acqua così elevate?
Nella foto sotto, a sx uno sfagno (cioè un muschio) non tramutato in torba, ma vivo e vegeto (eh si, le torte di sfagno si ottengono dal deposito di muschi in torbiera).
A dx, l’ingrandimento delle foglioline. Attraendola per capillarità ogni foglia di sfagno ospiterà una piccola “goccia di acqua”, ecco perché assorbono tanto!

Guardiamo adesso una torba poco degradata:

Le foglioline sono ancora osservabili intatte! Questa torba assorbirà molta acqua, è perfetta per me, ma attenzione: queste lamelle sono in grado di gonfiarsi di acqua, purché non si asciughino del tutto. Siccome contengono molte cere ed altre sostanze idrorepellenti, se asciugano necessitano di lunghi tempi di reidratazione che però possono essere ridotti usando dei bagnanti reperibili sul mercato (a breve farò dei tentativi con dei saponi naturali estratti da Aloe vera).

Questo è invece quello che si osserva in un substrato non solo torboso molto più degradato e sminuzzato:

Le lamelle sono rotte, spezzate, non riescono più a trattenere tanta acqua, generando substrati più compatti, che si bagnano più facilmente ma che trattengono meno acqua e restringono di più (si passa dal 20% ad oltre il 50%).
Substrati di questo tipo beneficiano dell’aggiunta di fibra legnosa, o di perlite o compost che ne attenuano il restringimento e migliorano la reidratazione (foto sotto).

Allo scopo di migliorare reidratazione e restringimento aggiungerò quindi ad una composta torbosa non degradata (in grado di mantenere tanta umidità) una piccola quantità di torba più degradata assieme a perlite (lavata), che non ha solo il pregio di alleggerire la composta, ma anche quello di renderla più drenante e bagnabile, garantendo una buona quantità di aria. Proverò inoltre ad utilizzare qualche bagnante ad intervalli regolari, se per caso il substrato dovesse asciugarsi troppo, affinché l’acqua possa penetrare più facilmente.


IL CASO DAL CUORE TENERO

Il tortino dal cuore tenero è sicuramente caratterizzato da un vaso con fori che con il tempo si sono parzialmente occlusi, ma non solo. Ad un esame attento, ho infatti notato che i vasi coinvolti dal fenomeno sono stati riempiti con uno strato di argilla espansa o altro substrato grossolano e questo, sorpresa… ha peggiorato le cose.
Il drenante sul fondo, aumenta infatti l’altezza della zona di saturazione (la zona di terriccio veramente fradicia di acqua), aspetto che peggiora quando la composta è stata ottenuta aggiungendo materiali di granulometria differente. Le parti più fini, specie se minerali (sabbia, polvere di perlite, pomice, argilla espansa degradata, vermiculite in degradazione) andranno verso il basso, otturando gli spazi più grandi e rendendo il tutto ancora più asfittico.

Come mai? Per comprenderlo vediamo come si comporta l’acqua in un vaso ed in un campo.
L’acqua, versata su un terreno, scende verso il basso, non solo attratta dalla forza di gravità, ma anche perché il terreno asciutto la richiama a se con una suzione (capillarità). Quando il primo strato è bagnato, lo strato sottostante più asciutto, inizia anche lui a “succhiare acqua”. In questo modo l’acqua scende in profondità, non solo per effetto della gravità, ma anche perché tirato verso il basso dal terreno stesso.
In un vaso l’acqua inizia a scendere comportandosi nel medesimo modo, sinché non esce dai fori di drenaggio.

Nel momento in cui raggiunge il fondo del vaso però, viene a mancare l’azione di suzione di uno strato inferiore (che non c’è). quindi l’ultimo strato resta maggiormente bagnato, per una altezza variabile che dipende dall’equilibrio fra gravità e ritenzione idrica del substrato.
Un substrato molto assorbente ha zona bagnata più alta, uno meno assorbente avrà una zona bagnata più bassa, come nella figura sotto (substrato assorbente a sx, substrato meno assorbente a dx).

Un vaso basso riempito dello stesso substrato avrà una zona bagnata della stessa altezza. Tutto dipende infatti da gravità e caratteristiche del substrato, se avete un vaso basso non potete quindi mettere un substrato molto assorbente, a meno che non vogliate un substrato tendenzialmente umido e poco arieggiato.

Per concludere, un vaso che abbia sul fondo del materiale grossolano (non in grado di richiamare acqua per capillarità), avrà una zona di saturazione ancora più alta, perché il drenante non tirerà l’acqua verso il basso. Quindi a meno che non disponiate di un vaso molto alto, mettere il drenante sul fondo vi porterà ad avere un substrato con una zona di umido più alta. se il vaso è basso ed il substrato è molto assorbente, ovviamente, la disponibilità di aria per le radici sarà ancora più scarsa.

Bene, detto questo, la chiacchierata è al termine e debbo proprio iniziare i rinvasi.
Non sarà una cosa pigra ma per valorizzare ogni sforzo, tanto vale farla al meglio.


ALESSANDRO BENVENUTI
È nato a Roma e ha studiato Scienze Agrarie a Perugia. Nel periodo universitario ha fatto pratica in un piccolo vivaio specializzato nella coltivazione di piantine micorrizzate destinate alla produzione di tartufi. Nel 2005 si è trasferito a Fondi (LT) per dedicarsi all’orticoltura come tecnico di campo e sperimentatore. Membro per alcuni anni della Compagnia del Giardinaggio (con lo pseudonimo di alessagro76), dal 2016 gestisce il blog «il fitoiatra» con cui offre suggerimenti sulla difesa delle piante in casa e in giardino. Nel 2017 ha iniziato a coltivare il suo fiore più bello, la figlia Nina.
Alessandro è uno degli autori de “IL GIARDINO PIGRO”

 

 

 

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