Teresina e il colapasta

Laura-IO-2017---P1020342Fra tutti i sedum il sieboldii è forse il più conosciuto, c’è chi lo chiama Erba di S. Teresa oppure, per gli amici,  Teresina. Devo dire che questa piccola crassulacea di poche pretese quest’anno mi ha dato grandi soddisfazioni: a superato con dignità un’estate torrida senza richiedere grandi cure e adattandosi a vivere in un colapasta.

E’ un esperimento che volevo tentare perché l’idea mi intrigava, anche se – diciamoci la verità – al di là delle bellissime fotografie che si possono trovare in internet, non tutte le piante sono adatte ad essere coltivate in questo modo.
Quando il tempo che possiamo dedicare all’irrigazione è risicato e il vaso è piccolo, la scelta diventa obbligata: bisogna selezionare piante con uno sviluppo radicale contenuto ed esigenze idriche modeste.

I sedum sono piante preziose da questo punto di vista, ne avevo già parlato qui a proposito di tappezzanti, ma anche in vaso riescono a dare ottimi risultati e il Sedum sieboldii è particolarmente adatto a questo impiego.

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La foto in alto è scattata a fine marzo, poco dopo il rinvaso. Per evitare un’eccessiva fuoriuscita di acqua durante le irrigazioni ho rivestito il fondo del colapasta con un tessuto abbastanza consistente in modo da creare una specie di filtro per evitare la fuoriuscita di terriccio e mantenere l’umidità.

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a fine ottobre…

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In primo piano, oltre alla Teresina-colapasta, c’è il Plectranthus ‘Mona Lavender’. Purtroppo nei climi rigidi come il mio dev’essere ritirato in inverno. Quando non riesco a farlo per problemi di spazio, prelevo una piccola talea (che attecchisce sempre…) e in tal modo riesco a conservarlo fino all’anno successivo.

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Sedum-teresina---082P1020366

Foto di oggi, 18 novembre.

 

Ancora qualche informazione su questa succulenta graziosa e versatile:
è originaria del Giappone ed era presente in passato in quasi tutti i giardini e balconi di campagna.
Preferisce posizioni soleggiate ma in estate, nei giorni più caldi, l’ho tenuta in una posizione semiombreggiata, sotto il glicine per evitare di innaffiarla in continuazione.

Esistono cultivar a foglia variegata o porpora, per tutti vale la regola di scegliere un substrato drenato. Per nutrire bene mia piantina che era molto piccola ricordo di aver aggiunto una cucchiaio di cornunghia.

E’ una pianta rustica, pare possa resistere fino a -20° C. In inverno le foglie cadono e i rametti si seccano perciò andranno tagliati all’inizio della primavera quando saranno già visibili i nuovi germogli basali.

Come tutti i sedum è facilmente riproducibile per talea, infatti la mia pianta è nata grazie al dono di una cara “amica dei fiori” che spero mi stia leggendo, colgo l’occasione per ringraziarla!

Laura Caratti

 

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4 pensieri su “Teresina e il colapasta

  1. Bonjour Carla .J’aime ce petit sedum comme tout les sedum d’ailleurs ,ici je le bouture sur un lit de sable et cela prends à tout les coups .Belle idée de le mettre en suspensions je vais faire de mêm ici il est en pot mais à même le sol sur des cailloux .
    Le Pletrancthus c’est une plante qui fut un temps dans le jardin et comme je n’ai pas de serre je n’ai pas renouveler l’achat .
    Je vous souhaite un bel automne et semaine et merci pour votre article et vos superbes photos .
    Amitié jardinière .
    Emmanuelle

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  2. Carina la Teresina !!!
    Hai fatto bene Laura a riparlare dei sedum , sono una famiglia molto versatile , facilissimi da riprodurre e adatti per aiutare il giardiniere nelle condizioni più avverse.
    da quando l’hai piantata , ha fatto già un grande sviluppo e , visto che si trova bene , crescerà ancora abbondantemente .
    L’unico rammarico a questa tua geniale trovata è l’occultamento del colapasta che , già di suo , è così carino ………

    Piace a 1 persona

  3. Care “amiche dei fiori” sono felice che la Teresina vi sia piaciuta, anche il colapasta ringrazia per gli apprezzamenti. Nel prossimo post si ricomincerà a parlare di attrezzi e lavoro, l’inverno non è ancora arrivato e c’è ancora molto da fare…

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