“IL GIARDINO PIGRO” – Introduzione

Il giardino PIGRO
Esperienze, idee e suggerimenti
per faticare meno e godersi di più il giardino


INTRODUZIONE

Per conquistarsi un giardino in pace e di pace,
c’è bisogno di tantissime guerre.

Paolo Pejrone, In giardino non si è mai soli

 

Tanto vale ammetterlo senza troppi giri di parole: il giardino pigro non esiste. Il giardino è un organismo vivente in continuo movimento, che incessantemente si trasforma seguendo regole che non sempre coincidono con le nostre; uno spazio artificiale che ha bisogno di acqua, nutrienti, talvolta di medicine e che cercherà sempre di riconquistare la libertà. Non conosce l’ozio: anche durante i periodi di stasi, quando sembra inattivo, in realtà continua a lavorare, e in silenzio si prepara ad affrontare la stagione successiva.
Il giardiniere – questo strano essere che si nutre di bellezza, colori, profumi e che spesso vive in simbiosi con il giardino – assimila dal partner ospitante le regole, i ritmi e le abitudini; raramente riesce a comportarsi da semplice spettatore, perché il suo appetito lo spinge a pretendere sempre di più o a porsi obiettivi faticosi da raggiungere. Così quello che potrebbe essere un piacevole e rigenerante passatempo può trasformarsi in una schiavitù.
Zappettare, rincalzare, innaffiare, potare le rose, concimare, eseguire i trattamenti fitosanitari sono attività non sempre gratificanti, che comportano una discreta fatica e che possono risultare gravose. Si possono evitare? In parte sì, ma va chiarito da subito che chi non ha la minima attrazione per il mondo vegetale, o non prova la curiosità di conoscere le piante e le loro esigenze per utilizzarle in modo creativo, potrebbe rimanere deluso da questo libro.

Gli autori sono irriducibili appassionati di giardinaggio. Dopo decenni di studio e di pratica, hanno messo a punto strategie che permettono loro di ottenere ciò che desiderano dal proprio giardino, di lavorare meno e addirittura di trovare il tempo per goderselo, ma di rado menzionano rinunce e compromessi: che senso avrebbe costruire e mantenere un giardino che non risponde ai sogni e alle esigenze di chi lo crea?
La pigrizia di cui si parla in queste pagine consiste nel provare a ottenere ciò che si desidera con il minimo sforzo.

A volte la posta in gioco è alta: quando si ambisce a un giardino spettacolare, con fioriture continue e accostamenti di colore sempre ben armonizzati, il giardiniere più che un pigro sarà un «astuto», perché cercherà con ogni mezzo di distogliere l’attenzione dalle imperfezioni, dedicherà tempo alla progettazione per evitare di rivedere gli accostamenti e troverà il modo per ottimizzare gli interventi, come ha fatto Luca.
Il classico prato all’inglese non è certo un impegno da meno. Se non amiamo i lavori di routine, come falciare e irrigare di frequente il tappeto erboso, sarebbe meglio rinunciarci. Ma se davvero lo desideriamo, dotiamoci almeno di un buon impianto di irrigazione e scegliamo con cura le essenze che lo formeranno. Nel libro sono raccolti i consigli di Alessandro, un agronomo che ci svela i segreti del mondo sotterraneo, perché è da lì che parte tutto. Quando le condizioni in cui si trovano non sono adeguate, le piante si rifiutano di collaborare; a quel punto si ammalano, deperiscono, non danno i risultati sperati. A volte l’accanimento terapeutico è davvero fatica sprecata, perché prima di ogni altra cosa occorre conoscere bene il terreno nel quale le radici affondano.
«Non ci sono piante facili o difficili: ci sono solo piante che hanno trovato il loro angolo felice» scrive Alessandra nel suo contributo, in cui racconta in modo sincero e scanzonato il proprio rapporto di amore-odio con le rose, l’evoluzione del suo modo di concepire il giardino e il sano cinismo di cui è opportuno dotarsi per estirpare le piante che ci deludono.
È fondamentale anche apprendere l’arte del laissez faire e cogliere le suggestioni del giardino selvaggio in cui la mano dell’uomo sa rispettare e valorizzare ciò che avviene naturalmente. Rossella l’ha fatto per scelta e per necessità: sapeva fin dall’inizio che in alcuni periodi dell’anno il suo «giardino della domenica» sarebbe stato abbandonato a se stesso.
Il rispetto della natura e una buona preparazione (del giardiniere e del terreno) sono alla base del successo. Lo sostiene anche Claudio, che racconta con passione e allegria come realizzare una bordura a bassa manutenzione che – una volta avviata – non avrà bisogno di concimazioni e zappettature. Non si può non rimanere incantati, poi, dall’abbraccio di Parthenocissus tricuspidata che avvolge la sua casa, fino al punto di rimettere in discussione certe convinzioni sui rampicanti.
Non è facile dare vita a un ambiente selvaggio e naturale quando si parte da un terrazzo nel centro di Roma. Maria Acquaria ce l’ha fatta. Con piccoli accorgimenti è riuscita a creare una vera e propria giungla, popolata da temibili felini che le tengono compagnia in un luogo fantastico, dove rilassarsi e meditare fra gli oggetti e le piante del cuore.
Due pagine sono dedicate a Silvana: giardiniera stacanovista e perfezionista. Con l’avanzare dell’età ha saputo rinunciare ai traguardi troppo impegnativi ma non all’amore per le piante. Io, Laura, sono sua figlia e sono stata contagiata dalla sua passione, sebbene abbia sempre inseguito l’idea di un giardinaggio che fosse sostenibile per l’ambiente, ma anche per me.
Come era già avvenuto con il precedente Il giardino svelato (Blu Edizioni, 2016), abbiamo cercato di dare ampio spazio alle informazioni e agli spunti pratici che possono aiutare chi voglia inventare il proprio giardino. Costruire e mantenere un «giardino pigro» è indubbiamente complesso e le preziose testimonianze di Daniela, Eddi, Edoardo, Elena, Gianluca, Maddalena, Mara, Michele, Nicola ci hanno permesso di arricchire il caleidoscopio delle esperienze e focalizzare l’attenzione su alcuni argomenti che non potevano essere tralasciati.

Questo libro è progettato su misura per gli appassionati di giardinaggio sotto ogni aspetto. Si potrebbe definire un libro di confine: raccoglie più di 500 foto ma non è solo un volume fotografico, fornisce informazioni e spunti ma non è un freddo manuale, racconta storie di giardinaggio vissuto ma non è puramente un testo narrativo; inoltre non si limita a proporre un punto di vista, ma raccoglie esperienze e competenze diverse.
I racconti giardinicoli sono curiosi e avvincenti, e funzionano un po’ come una visita al giardino di un amico: si ascoltano (leggono) storie, aneddoti, pareri personalissimi; si scherza, si prova magari un po’ di invidia (o di compassione, dipende dai casi), però alla fine si torna a casa con una gran voglia di fare, perché raccogliendo immagini, opinioni e consigli si hanno le idee più chiare, ottima premessa per evitare errori e fatiche inutili.
Se però siete lettori pigri, chi siamo noi per giudicarvi? Potete passare direttamente alle informazioni pratiche: sono raccolte nelle pagine che concludono ciascun intervento, contraddistinte dal fondino beige. Magari tenete d’occhio anche le didascalie e gettate uno sguardo in giro per il libro, perché – se conoscete l’indole delle piante e dei giardinieri – saprete che è difficile riuscire a confinarli in spazi limitati.
Se poi siete davvero sfaticati (o sfiniti per il troppo lavoro in giardino), c’è un’ultima soluzione: tenete il libro sul comodino e, prima di addormentarvi, sfogliatelo guardando solo le immagini. Sognerete giardini incantevoli e al risveglio, perfettamente riposati, vi accorgerete di avere nuove idee per faticare meno…

Laura Caratti & Co.

 

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2 pensieri su ““IL GIARDINO PIGRO” – Introduzione

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