Il melo Campanino incomincia a produrre

Ci sono voluti alcuni anni per arrivare a questo risultato, nulla di ché… però ne siamo orgogliosi e quest’anno lo strudel è assicurato.

L’idea di allevare un melo a spalliera era nata durante quel famoso viaggio in Irlanda del 2007, nel giardino di Rowallane avevamo ammirato questo splendido melo coltivato a palmetta o spalliera.

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Il melo a palmetta di Rowallane

Il desiderio di avere una pianta simile in giardino ci ha accompagnati per parecchi anni, finché nel 2013 comprammo un piccolo Melo ‘Campanino’. E’ una varietà antica che produce coppie di piccole mele rosse che hanno un ottimo sapore e una polpa croccante, ma sono anche molto carine! Ci dispiace sempre un po’ quando viene il momento di raccoglierle.

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Foto del 2014, il piccolo melo è visibile sullo sfondo, dentro il vascone delle aromatiche.

La pianta acquistata aveva già subito un taglio di impostazione, l’astone centrale era stato tagliato in previsione di educare la pianta ad alberello, perciò la forma attuale si potrebbe forse definire palmetta obliqua. Non essendo esperti frutticoltori siamo sempre stati abbastanza permissivi, le branche laterali non sono dei veri e propri cordoni orizzontali. Nella potatura di formazione ci siamo limitati ad eliminare i rami indirizzati verso il muro e sul fronte, selezionare alcuni rami principali che abbiamo curvato ed eliminarne altri, diretti verso l’alto che avrebbero sottratto linfa ai rami più bassi.

 

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La forma che abbiamo ottenuto si potrà migliorare, ma adesso vorremo imparare a eseguire la cosiddetta potatura di produzione. Ho ritrovato un piccolo manuale pubblicato nel 1929 da Paravia “Norme di frutticoltura pratica” G. Boni che spiega in modo abbastanza semplice come allevare alberi da frutto. Parte però da una premessa importante: “la potatura è un capitolo che non si può imparare in teoria o dai libri, ma si deve apprendere ed impossessarsene con la viva pratica e col continuo, lungo esercizio”. Un melo innestato ha una vita media (produttiva) di circa 15-20, avremo tutto il tempo per esercitarci.

Una prima distinzione va fatta fra la potatura secca o a secco che comprende tutte le operazioni di taglio che si fanno durante il periodo di riposo vegetativo; e potatura verde che riguarda le operazioni che si eseguono in primavera-estate sulle parti ancora erbacee.

La potatura secca si può eseguire durante tutto l’inverno (evitando le giornate più fredde quando il legno è gelato) e finire entro febbraio-prima decade di marzo, è dannoso eseguirla quando la stagione è troppo avanzata, a primavera, perché in quel momento il movimento della linfa diventa intenso ed eseguire tagli significa impoverire e indebolire la pianta. Quando la pianta è già impostata, sarà importante mantenere le proporzioni e l’equilibrio fra le singole branche, evitando che quelle superiori abbiano il sopravvento, eliminare i succhioni (rami verticali che potrebbero crescere sul fusto), le parti secche o danneggiate, i rami che si intersecano o che renderebbero troppo folta la chioma. Le brevi ramificazioni fruttifere (brindilli) vanno rispettate e incoraggiate con la potatura verde dei germogli laterali che si esegue in primavera-estate.

Sono affascinata dagli schemi che ho trovato in questo piccolo manuale, sono tecniche che non riuscirò mai a eseguire perché richiedono grande esperienza e abilità ma mi piacerebbe saperne di più.
Se riuscirò a districarmi fra questa giungla di lamburde, brindilli, tagli di ritorno, scacchiature e cimature ritornerò sull’argomento. Questo diario serve anche per prendere appunti 🙂 se avete consigli scrivetemi!
LC

 

 

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4 pensieri su “Il melo Campanino incomincia a produrre

  1. Molto carino il tuo piccolo melo! Ce lo farai vedere anche con le piccole mele rosse?
    Io trovo estremamente complicato allevare alberi da frutto, in particolare potarli. A parte il libro del 1929, hai altri suggerimenti per quanto riguarda libri?
    Grazie!

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    • Certo Isabel ! ti terrò aggiornata sulla maturazione :). Anche secondo me gli alberi da frutto sono difficilissimi, ho sempre guardato con ammirazione i peschi che vengono coltivati nella mia zona dove ci sono dei veri e propri maestri… piantine alte poco più di 2 metri stracariche di frutti.
      Credo che la soluzione migliore sia vederlo fare, abbiamo un amico fornitore di pesche che forse ci darà qualche lezione. Per ora studio solo sui libri… c’è qualche altro testo che sto cercando di decifrare Giardinaggio senza problemi – Reader Digest (la parte sulla potatura degli alberi da frutto è difficilissima) e anche qualche vecchio numero di Vita in Campagna.

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  2. Ho letto recentemente La timidezza delle chiome di Pietro Maroe. Molto bello forse un po tecnico, parla dell’amore di questo ragazzo per gli alberi. Li ho scoperto che i ciliegi è meglio potarli d’estate. ho avuto il piacere di ascoltare anche 2 conferenze di Maroe padre e Maroe figlio molto interessanti entrambe,
    Il sito si chiamo http://www.superalberi.it Scoprire questo scrittore è stata una bella scoperta che mi fa piacere condividere. Nadia

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