Introduzione del libro “Il giardino svelato”

Chi siamo, che cosa ci unisce
e perché abbiamo scritto un libro

 

Sto scrivendo mentre sono in giardino. Per scrivere come si dovrebbe di un giardino
uno non deve scrivere standone
fuori o semplicemente standovi vicino, ma nel giardino.

Frances Hodgson Burnett

 

Partiamo dal nostro denominatore comune: il giardinaggio. Alcuni di noi sono già in pensione e possono sfogare la propria passione in modo totale e liberatorio, altri hanno capito da giovani di avere una naturale predisposizione per le piante, così hanno studiato e trasformato l’interesse in una professione, altri ancora svolgono attività molto diverse, a volte anche piuttosto impegnative, e per loro dedicarsi a un giardino è soprattutto una valvola di sfogo, un rifugio in cui ritrovare se stessi e dimenticare per un po’ gli affanni e i doveri quotidiani.

Il giardinaggio ci riporta alla natura, al biologico (quello vero), al ritmo delle stagioni; ci induce alla riflessione quando pasticciamo nella terra cercando di far germogliare i nostri sogni, ma ci spinge anche fuori dal recinto casalingo. Ci fa venire voglia di visitare mostre e giardini, di conoscere persone che provano per il verde quello stesso trasporto che sentiamo noi.

Così succede che nella nostra vita ci sono il lavoro, i colleghi, la famiglia, le amicizie normali, e poi ci sono quelli che Luisa (la creatrice della roccaglia macedonia di cui potete leggere a pag. xx) chiama «gli amici dei fiori», che ogni tanto ti telefonano, ti scrivono, ti spediscono piante o semi oppure vengono a trovarti. Spesso conosciuti su Internet o presentati da un amico comune, compongono una rete che si crea un po’ alla volta quando per caso entri in un forum, in un gruppo di Facebook o decidi di aprire il tuo blog. Sono rapporti che restano virtuali per poco: prima o poi sentiamo il bisogno di incontrarci per scambiare piante e chiacchiere. In quelle occasioni è una gran festa, abbiamo sempre una quantità di cose da raccontarci e probabilmente, visti da fuori, appariamo bizzarri, con il nostro entusiasmo per una plantula appena nata oppure per quello che si presenta come un banale ciuffo d’erba, ma in realtà è una preziosissima graminacea.

Non avrei mai pensato di entrare in contatto e a volte stringere amicizie profonde e durature con persone così diverse. Con una maestra in pensione che già trent’anni fa aveva intrapreso la mia stessa strada fatta di semine, esperimenti, piantagioni forsennate, con una giovane impiegata che gira tutta l’Europa a caccia delle sue piante preferite, con due funzionari di polizia, una ex manager, un professore di scienze, un agronomo, una maestra d’asilo, un giardiniere professionista…

Qualche anno fa parlavo con un vecchio amico della mia crescente passione per il giardinaggio e il suo commento fu: «Non so se fa per te, è roba da ricchi». È un pregiudizio, questo, ancora molto diffuso, soprattutto tra coloro che non hanno avuto la fortuna di essere educati e guidati nei primi passi dai nonni o dai genitori. Oggi però, come da tempo succede in buona parte dell’Europa, pure in Italia si sta facendo strada l’idea che anche le persone comuni possano desiderare un bel giardino, meritarselo e farlo crescere.

L’hanno capito gli organizzatori delle fiere florovivaistiche che sono in aumento e sempre affollate, i vivaisti di qualità che ricercano e propongono piante sempre più affascinanti, i forum, i garden center e persino i discount.

L’editoria italiana, tranne qualche rara eccezione, non riesce ad assecondare le aspettative di un pubblico crescente. Ci sono le riviste femminili, i volumetti per gli hobbisti creativi che trattano il giardinaggio alla stregua del modellismo o dell’uncinetto, gli elegantissimi libri cartonati che esibiscono irraggiungibili giardini da sogno e infine i manuali di giardinaggio, più o meno generici; quelli non mancano mai, ma una volta che ne hai due o tre chi te lo fa fare di acquistarne altri? E poi diciamoci la verità, non sono un po’ noiosi?

Un’oasi di felicità librario-giardinicola si incontra invece negli splendidi testi inglesi, che insegnano come accostare i colori, come seguire il ritmo delle stagioni con piante sempre interessanti, come sfruttare anche gli angoli più difficili del giardino. Purtroppo sono utili solo fino a un certo punto: il nostro clima è ben diverso da quello britannico.

Noi abitiamo nel Nord Italia, sparsi nella Pianura Padana, in pieno clima continentale. Le temperature invernali a volte ci giocano brutti scherzi, precipitando anche a -15 °C, e le estati sono altrettanto temibili, con il termometro che può toccare i 40 °C. Dobbiamo rassegnarci a convivere con un’escursione termica accentuata, ma non è l’unico dei problemi: quasi sempre coltiviamo terreni argillosi, molto compatti e pesanti, con il risultato che in primavera e in autunno, quando le precipitazioni sono abbondanti, rischiamo di trovarci impantanati, mentre d’estate soffriamo la siccità.

Se, nonostante tutto, riusciamo ad avere giardini floridi e rigogliosi, vuol dire che non ce la caviamo poi male. Con l’esperienza e lo studio abbiamo imparato a scegliere le piante anche in base alle reali possibilità di successo, abbiamo capito come proteggerle dagli agenti atmosferici e come rimediare ai difetti del terreno.

Sono informazioni pratiche che non sempre si trovano sui libri: per scovare nuovi spunti e stimoli, o anche solo per sentir parlare di giardinaggio in un modo che percepiamo affine, ci siamo abituati a esplorare la rete, selezionando i migliori forum, siti e blog, ma non ci fermiamo lì.

C’è un metodo che funziona ancora meglio: visitare i giardini degli amici, farseli svelare da chi il giardinaggio lo pratica in prima persona.

Da questo insieme di desideri ed esplorazioni è nata l’idea di un libro che raccogliesse storie di «giardinaggio reale» nel Nord Italia. Una piccola selezione di giardini molto eterogenei, raccontati non solo da professionisti, ma anche da persone comuni, con esperienze e prospettive sul giardinaggio diverse tra loro. Un condensato di idee, ricordi, consigli, spunti e piacevoli visioni.

Abbiamo cercato di mettere su carta non tanto le regole – nei nostri paradisi privati a volte le trasgrediamo allegramente –, quanto le piante, le circostanze e gli accostamenti che ci hanno ispirati, nella speranza che possano essere di stimolo per qualcun altro. Ecco allora che nella rassegna compariranno anche giardini caotici, disordinati, non troppo curati: sono meno interessanti rispetto a quelli progettati e accuditi alla perfezione? Io dico di no, spesso rivelano una personalità affascinante e raccontano storie di persone che si divertono a sperimentare, senza timore di commettere errori. Tutti gli appassionati che conosco concordano su una cosa: quando si ha a che fare con le piante, non c’è espressione più azzeccata di «sbagliando si impara».

Con parole e immagini abbiamo cercato di illustrare il modo in cui ognuno di noi ha pensato e creato il proprio giardino, adattandosi agli spazi e al paesaggio, inseguendo suggestioni e necessità pratiche, con l’intento di offrire a chi ci legge un variegato ventaglio di possibilità da applicare e modificare a piacere.

A questo proposito c’è una cosa che vi chiedo di perdonare, della quale mi assumo tutta la responsabilità: di aver ignorato giardini e autori che sarebbero stati preziosi per questo libro. Non sono una professionista del settore, ma sono molto curiosa: giardinaggio, giardini e giardinieri riempiono buona parte del mio tempo libero. Mi sono circondata di alcuni amici e ho scandagliato il web a caccia di persone che potessero arricchire il progetto. Mentre la selezione era in corso arrivavano nuove segnalazioni, comparivano appassionati che avrei voluto nella squadra e di sicuro altri ancora ne incontrerò lungo il cammino. Spero che questa edizione abbia successo, così faremo il bis!

Laura Caratti

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