Vasi, vasoni e orci: che cosa c’è sotto?

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Laura Caratti

Con i vasi per parecchio tempo ho avuto un rapporto difficile. La mia passione per il giardinaggio è nata con il bonsaismo ma gli insuccessi e la disponibilità di un giardino che mi hanno spinta a considerarli come un ripiego.

Durante le vacanze però ho fatto l’inventario dei “vasi belli” raccolti in questi anni è mi è venuta voglia di valorizzarli. Quelli che si vedono in basso sono orci canavesani, nella mia zona sono abbastanza comuni; in un passato non lontano, quando il colesterolo era un perfetto sconosciuto, si usavano per conservare i salami nello strutto.
La lucentezza che si nota nelle foto è dovuta proprio ad una piccola quantità di grasso che non sono riuscita a eliminare.

Alcuni erano in condizioni pietose e per riuscire a pulirli ho provato con scarso successo tutti i detersivi e gli sgrassatori che avevo a disposizione.
La soluzione era semplice: utilizzare la liscivia, un rimedio antico, semplice, ecologico ed efficace.

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La mia ricetta è un po’ semplificata, non ho fatto bollire la cenere di legna, l’ho semplicemente miscelata con l’acqua calda e strofinata con una spazzola sui vasi. Il sistema ha funzionato bene e quel poco di untuosità rimasta non mi crea problemi.

L’operazione successiva è stata quella di forare con il trapano gli orci che erano ancora integri, questo per garantire il drenaggio e perché temo che il ghiaccio li rompa, non sempre mi ricordo di svuotarli e ritirarli quando viene l’inverno.

E passiamo al ripieno, riempirli completamente di terra non se ne parlava, sarebbero diventati troppo pesanti,  inoltre alcuni ospiteranno piante delicate che dovrò riparare in inverno, ho preferito quindi utilizzare vasi di plastica che, collocati alla giusta altezza, risulteranno invisibili una volta calati nell’orcio.
Per riempire l’intercapedine  il materiale più indicato è l’argilla espansa perché mantiene e rilascia umidità pur garantendo un buon drenaggio. Ne ho acquistati due grandi sacchi presso un magazzino di materiali per edilizia, risparmiando un po’ rispetto a ciò che avrei speso per i sacchettini che si trovano nei garden center, ma mi serviva qualcosa di più economico e leggero da posizionare sul fondo come riempitivo.

Pensa e ripensa, prova e riprova, quest’anno credo di aver trovato la soluzione ideale: bottiglie di plastica!

 

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A destra una piantina di  fuchsia magellanica che finirà nell’orcio.

vasiPiù economico di così… hanno anche il vantaggio di lasciarsi modellare, si possono schiacciare in modo da raggiungere l’altezza voluta, poi si inizia a riempire con l’argilla cercando di creare uno strato di almeno 4-5 cm, meglio abbondare perché questo materiale è davvero prezioso per le coltivazioni in vaso.
A questo proposito devo ringraziare Teresa Luciano che nel libro Il giardino svelato ha rivelato i suoi segreti per coltivare piante su un terrazzo assolato.
Un’ultima precauzione: sull’argilla ho sparso un po’ di polvere di piretro. Mi è capitato parecchie volte di trovare nidi di formiche all’interno dei vasi. Polverizzano il terriccio e danneggiano le radici.
Quella piantina di fucsia che si vede in foto ospitava un piccolo formicaio e si è salvata per miracolo solo perché me ne sono accorta in tempo.
Purtroppo i vasi richiedono cure e controlli costanti, d’altro canto hanno innegabile vantaggio di essere versatili e di poter essere posizionati negli angoli vuoti che a volte si creano in giardino.

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Ed ora basta con le foto «trash»… ecco uno dei miei vasi. Questo è piuttosto grande e ospita una Tradescantia gibasis geniculata (ringrazio gli amici che mi hanno permesso di identificarla).

 

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