Prato all’inglese? no grazie…

Notizie da Maddalena Piccinini che mi ha scritto oggi:

ieri Filippo ha fatto qualche foto al prato prima nel suo massimo splendore primaverile, perché domenica lo taglierà. Quando nel mio pezzo parlavo del mio prato intendevo questo…

Bellis rose

Quanto al prato, dopo diverse semine di trifoglio nano e varietà di graminacee da manto erboso che attecchirono al cinquanta per cento, ci siamo accontentati di quello che consumati giardinieri definiscono poeticamente «prato rustico». In poche parole un pittoresco prato spontaneo che, se tenuto basso con ripetute tosature, presenta un innegabile vantaggio: rimane verde per buona parte dell’anno e non richiede costanti annaffiature con l’acqua dell’acquedotto comunale, il cui prezzo si avvicina sempre più al delizioso vinello di queste colline.

Del prato però non mi lamento, è naturale e in primavera fiorisce del giallo di ranuncoli e tarassaco e del bianco delle pratoline, ed è molto più allegro rispetto ai formali prati all’inglese che contornano tante villette dai prevedibili giardini «chiavi in mano», a pronto effetto e bassa manutenzione, spuntati a mano a mano che questa zona veniva scoperta e colonizzata dal turismo del fine settimana.

tratto da: “Il giardino Svelato” contributo di Maddalena Piccinini e Filippo Guglielmo  – Blu Edizioni 2016.

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